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La disciplina sanzionatoria del licenziamento invalido, dalla legge 604 al Jobs Act, modificato dal decreto dignità, alla Corte cost. 8 novembre 2018, n. 194

Sommario

Premessa | La distinzione tra tutela reale e tutela obbligatoria nel periodo dal 1970 al 2012 | Questioni problematiche | Le modifiche all'art. 18, l. n. 300 del 1970, da parte della l. n. 92 del 2012 | La struttura del nuovo art. 18, l. n. 300 del 1970, successivamente alla l. n. 92 del 2012: la tutela reintegratoria piena (art. 18, commi 1-3) | Tutela reintegratoria a risarcimento limitato (art. 18, commi 4 e 7, primo periodo) | La tutela reintegratoria limitata nell'ambito del licenziamento disciplinare | La tutela reintegratoria attenuata nell'ambito del licenziamento per giustificato motivo oggettivo | La tutela applicabile nelle ipotesi diverse dalla mancanza di giusta causa o giustificato motivo: il superamento del periodo di comporto e il licenziamento per mancato superamento della prova in presenza di profili di nullità del patto di prova | Contenuto della tutela reintegratoria attenuata | La tutela indennitaria (art. 18 commi 5, 6 e 7 terzo periodo) | Tutela indennitaria forte per vizi sostanziali (art. 18, comma 5) | Vizi formali (art. 18 comma 6) | Vizi della contestazione disciplinare | Tardività della contestazione o del licenziamento | Contenuto della tutela indennitaria | Considerazioni conclusive sul sistema di cui all'art. 18 novellato | Licenziamenti collettivi | Regime temporale | Il regime sanzionatorio nel Jobs Act: la legge delega n. 183 del 2014 e il d.lgs. 23 del 2015 | La struttura sanzionatoria nel d.lgs. n. 23 del 2015 | La tutela reintegratoria piena (art. 2) | Il licenziamento del lavoratore inidoneo al servizio per motivi di salute (art. 2, comma 4) e il licenziamento per superamento del periodo di comporto | Modalità di calcolo dell'indennità risarcitoria | Licenziamento per giustificato motivo o per giusta causa. Tutela indennitaria (artt. 3, comma 1, 7 e 8) | L'incidenza sulla quantificazione della tutela indennitaria del d.l. n. 87 del 2018 e regime intertemporale | La tutela indennitaria quale ipotesi di tutela ordinaria | L'ipotesi residuale di tutela reintegratoria (art. 3, commi 2 e 3) | Il contenuto della tutela reintegratoria | Vizi formali (art. 4) | Dipendenti da aziende con meno di sedici dipendenti (art. 9, comma 1) | Imprese senza fini di lucro o di tendenza (art. 9, comma 2) | Licenziamenti collettivi (art. 10) | L'offerta conciliativa | Licenziamento collettivo dei dirigenti | Licenziamenti nell'ambito del pubblico impiego | Considerazioni sul d.l. n. 87 del 2018, convertito dalla l. n. 96 del 2018 | Le questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti dell'originaria formulazione del d.lgs. n. 23 del 2015 | La sentenza della Corte costituzionale 8 novembre 2018 n. 194 | Questioni problematiche alla luce della sentenza della Corte costituzionale. L'ambito di applicazione della pronuncia e gli effetti sugli artt. 4, 6, 9 e 10 del d.lgs. n. 23 del 2015 | Considerazioni conclusive |

 

In materia di disciplina del licenziamento il d.l. 12 luglio 2018, n. 87 interviene sulla quantificazione dell'indennità prevista dall'art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015, elevando il limite minimo da quattro a sei mensilità e quello massimo da ventiquattro a trentasei mensilità. Si tratta dell'ennesimo intervento del legislatore in pochi anni sulla disciplina sanzionatoria in ipotesi di licenziamento illegittimo, disciplina che dopo l'introduzione dell'art. 18, l. n. 300 del 1970, era rimasta sostanzialmente inalterata per oltre 40 anni.

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