Giurisprudenza commentata

Ammissibilità e limiti del diritto di critica del lavoratore

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Riferimenti Bibliografici |

 

È legittimo il licenziamento per giusta causa intimato al lavoratore che pur esercitando il proprio diritto di critica nei confronti del datore di lavoro, o superiore gerarchico, utilizza espressioni tali da superare i limiti della continenza sostanziale, intesa come la congruenza dei fatti alla verità, nonché di quella formale quale normalità delle modalità ammissibili nell'esposizione dei fatti. Detto comportamento, infatti, integrando una condotta lesiva del prestigio aziendale e pertanto una violazione dei doveri di correttezza, diligenza e buona fede ex art. 2105, c.c., risulta tale da ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario posto alla base del rapporto lavorativo. Per tale motivo il diritto di critica del lavoratore deve essere limitato alla difesa personale e non diretto ad oltraggiare l'operato o le decisioni datoriali.

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