Giurisprudenza commentata

Fornitura di protesi da parte dell'Inail e riflessi sulla tutela risarcitoria

Sommario

Il caso | La questione | La soluzione giuridica | Osservazioni |

Il caso

Un lavoratore, pur indossando calzature antinfortunistiche, scivolava su una lastra di ghiaccio, formatasi sul pavimento di una cella frigorifera per un malfunzionamento, di cui era a conoscenza il datore di lavoro, di un macchinario.

 

In conseguenza della rovinosa caduta il lavoratore riportava una lesione all'integrità psico-fisica, di cui chiedeva il risarcimento integrale al datore di lavoro, trattandosi di evento accaduto prima della socializzazione del suddetto pregiudizio.

 

Entrambi i giudici di merito accertavano la responsabilità civile del datore di lavoro, escludendo che l'infortunio fosse derivato da un comportamento, anomalo o imprevedibile, rimproverabile alla medesima vittima, liquidandole il risarcimento sia per il danno biologico sia per il danno emergente corrispondente al costo sopportato per l'acquisto di una protesi dentaria, la cui fornitura non spettava all'Inail poiché l'apparecchio riguardava postumi non incidenti sulla attitudine al lavoro.

 

Con ricorso per cassazione il datore di lavoro, oltre a contestare la propria responsabilità, con il terzo motivo di ricorso si doleva dell'imputazione a sé del costo relativo alla protesi dentaria, rilevandone la inclusione nella tutela previdenziale assicurata dall'Inail.

La questione

Le questioni esaminate dalla Corte di cassazione sono le seguenti:

 

L'acquisto di una protesi dentaria rientra nella tutela previdenziale gestita dall'Inail, pur se la medesima non sia funzionale a ridurre l'inabilità?

 

Nel caso in cui la fornitura di una protesi dentaria, anche in astratto, spetti all'Inail l'infortunato conserva il diritto al rimborso integrale del costo sopportato per l'acquisto?

 

La soluzione giuridica

La Suprema Corte respinge i primi due motivi di ricorso, riguardanti l'accertamento della responsabilità civile, ma accoglie il terzo motivo, annullando la sentenza di merito ed affidando al giudice di rinvio la valutazione dell'originaria domanda proposta.

 

In particolare, afferma la Corte, tra le prestazioni economiche a cui è tenuto l'Inail vi è anche la fornitura degli apparecchi di protesi (art. 66, comma 1, n. 6, d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124), tra cui rientrano anche quelle dentarie, che vengono garantite in ogni caso all'infortunato, a prescindere dalla loro idoneità a ridurre il grado di inabilità, imposta dal legislatore limitatamente agli “apparecchi” (art. 90, d.P.R. n. 1124 del 1965).

 

La Suprema Corte corrobora la sua decisione, richiamando, inoltre, un autorevole precedente giurisprudenziale, con cui era stato affermato che “nel sistema INAIL le protesi necessarie in caso di lesioni dentarie e maxillo-dentarie sono fornite agli assicurati, al pari delle altre protesi, anche se non comprese nel Nomenclatore tariffario delle Protesi e degli Ausili del Servizio sanitario nazionale” (Cass., sez. lav., 23 luglio 2013, n. 13895).

Osservazioni

Si tratta di sentenza condivisibile, laddove afferma che l'Inail fornisce all'infortunato le protesi dentarie in qualunque caso, a prescindere, quindi, dalla loro idoneità a ridurre il grado di inabilità.

 

L'Istituto, infatti, secondo la più recente regolamentazione, può prescrivere agli assicurati che hanno subito lesioni dentarie o maxillo-dentarie:

 

  • “una protesi idonea a ripristinare la funzione masticatoria confezionata con materiali e metodi tecnicamente adeguati, anche mediante implantologia, previa verifica della sussistenza delle condizioni e dell'assenza di controindicazioni;
  •  la ricostruzione o la sostituzione della protesi, se ritenuta necessaria per sopravvenuta inefficienza o per modificazione dello stato della bocca;
  •  la riparazione o la sostituzione di apparecchi protesici o anche di singoli elementi dentari protesici danneggiati a seguito di infortunio sul lavoro” (art. 25, Regolamento per l'erogazione agli invalidi del lavoro di dispositivi tecnici e di interventi di      sostegno per il reinserimento nella vita di relazione, approvato dal Presidente dell'Inail con determinazione 29 settembre 2011, n. 261 ed inserito nella Circolare Inail 23 dicembre 2011, n. 61).

 

L'Inail si prefigge, infatti, tramite l'assistenza protesica agli invalidi del lavoro, erogata in favore di tutti gli assicurati, anche quelli che hanno riportato un grado di menomazione inferiore al minimo indennizzabile e senza limiti temporali, l'obiettivo di  garantire il massimo possibile reintegro delle preesistenti condizioni di salute, finalizzato a favorire il reinserimento sociale e lavorativo della vittima, proprio perché la riabilitazione non viene più intesa unicamente nell'accezione di recupero funzionale, ma con un significato più complessivo che comprende la riappropriazione da parte della persona divenuta disabile della capacità di autodeterminazione e del proprio ruolo nel contesto familiare, socio-ambientale e lavorativo.

 

Anche la regolamentazione vigente al momento dell'infortunio oggetto della causa risarcitoria, accaduto il 14 settembre 1994, era particolarmente favorevole per l'infortunato, al quale venivano assicurate protesi dentarie, confezionate anche in metalli nobili, acquistate direttamente dall'Istituto (art. 5, Circolare Inail 27 aprile 1984, n. 33) oppure dall'invalido, in presenza di comprovati motivi di urgenza, con diritto al rimborso nei limiti del costo che l'Istituto avrebbe sostenuto nella previsione dell'acquisto diretto (art. 19, Circolare Inail 27 aprile 1984, n. 33).

 

Non ci sarebbe nulla da aggiungere se la sentenza avesse definito una controversia tra l'infortunato e l'Inail, convenuto in giudizio qualora in fase amministrativa avesse negato l'acquisto della protesi dentaria; trattandosi, invece, di un contenzioso tra datore di lavoro - responsabile civile e danneggiato, si espongono le seguenti ulteriori osservazioni critiche.

 

In particolare, la sentenza suscita delle perplessità, laddove annulla con rinvio la decisione di merito, facendo intendere che l'accertamento dell'indennizzabilità, anche in astratto, della protesi dentaria da parte dell'Inail potrebbe riflettersi sul diritto di credito della vittima, eliminandolo o comprimendolo nei limiti del danno differenziale (art. 10, comma 6 e comma 7, d.P.R. n. 1124 del 1965), in questo caso rappresentato dalla differenza, se esistente, tra il costo sopportato dalla vittima per l'acquisto della protesi e quello che l'Istituto avrebbe sostenuto nella previsione dell'acquisto diretto.

 

In caso di azione risarcitoria del lavoratore, infatti, il giudice di merito, accertata la responsabilità del datore di lavoro, deve verificare, anche d'ufficio, se ricorrano le condizioni soggettive ed oggettive a cui è subordinato l'accesso all'assicurazione sociale, dopo di che deve verificare se il datore di lavoro possa godere o meno del parziale esonero: in caso positivo, il risarcimento del danno differenziale rimane subordinato alla dimostrazione di un reato perseguibile d'ufficio e, comunque, precisa la Corte, il datore di lavoro rimane obbligato nei limiti del danno differenziale, anche quando l'INAIL non abbia in concreto provveduto all'indennizzo (Cass., sez. lav., 10 aprile 2017, n. 9166; Cass., sez. lav., 31 maggio 2017, n. 13819; Cass., sez. lav., 12 dicembre 2016, n. 25327).

 

Potrebbe accadere, quindi, che il giudice del rinvio, aderendo al recente orientamento giurisprudenziale di legittimità, escluda o riduca le ragioni creditorie della vittima dell'infortunio, anche se in concreto la protesi dentaria non sia stata fornita dall'Inail.

 

Tuttavia, la tesi che il lavoratore debba accontentarsi della liquidazione nei limiti del danno differenziale, pur non avendo ricevuto un'effettiva erogazione da parte dell'INAIL, se poteva condividersi all'origine dell'assicurazione obbligatoria, non appare oggi facilmente difendibile anche perché la vittima dell'infortunio sul lavoro è titolare di “veri e propri diritti di prestazione” (Corte cost. 6 giugno 1974, n. 160), aventi natura di diritti sociali fondamentali ex art. 38, comma 2, Cost.

 

La mera indennizzabilità in astratto dell'infortunio, non seguita dal conseguimento dell'indennizzo, in questo caso del rimborso del costo sostenuto per l'acquisto della protesi dentaria, non appare sufficiente per escludere o limitare le ragioni del lavoratore nell'ambito del danno differenziale, determinandosi, altrimenti, un'evidente disparità di trattamento, priva di ragionevolezza, rispetto ai cittadini non lavoratori.

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