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Il mancato rispetto del termine a comparire nel rito speciale del lavoro è soggetto a sanatoria?

09 Gennaio 2019 |

Cass., sez. VI Civ. - L, ord.

Processo del lavoro - primo grado

Il caso. Una lavoratrice proponeva appello avverso la sentenza di primo grado che rigettava la sua domanda di accertamento del suo diritto alla restituzione di somme indebitamente trattenute dall’INPS sulla retribuzione che le era stata corrisposta e la conseguente condanna dell’istituto alla restituzione.

 

 

 

 

 

Per la Corte territoriale, in sede di ricorso, il mancato rispetto del termine per comparire di cui all’art. 435, c.p.c., comportava l’improcedibilità dell’appello.

 

Contro la sentenza di secondo grado la lavoratrice propone ricorso per cassazione deducendo che, nel caso in esame, la notifica vi era stata e il mancato rispetto del termine a comparire poteva essere sanato attraverso la rinnovazione dell’atto nullo.

 

Il termine a comparire nel rito del lavoro. Nel rito del lavoro, ribadisce il Supremo Collegio, il termine di 10 giorni entro il quale l’appellante deve notificare all’appellato il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza di discussione non presenta il carattere della perentorietà e quindi la sua inosservanza non risulta pregiudizievole per la parte.

 

È pur vero però che nel caso di specie a non essere rispettato è il termine di cui all’art. 435, comma 3, c.p.c., ma l’inosservanza di detto termine non dà luogo, come erroneamente ritenuto dal giudice di appello, all’inesistenza della notificazione ma solo alla nullità della stessa e che, dunque, può essere sanata o mediante costituzione della parte appellata o attraverso la rinnovazione.

 

Per tali ragioni, la Suprema Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame alla Corte distrettuale in diversa composizione.

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