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Mail aziendale per fini personali: il bilanciamento tra privacy del dipendente e interessi del datore

Il datore di lavoro è legittimato, nell’esercizio dei suoi poteri disciplinari, ad accedere alle comunicazioni personali del dipendente effettuate con strumenti aziendali?

 

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è tornata ad esaminare, con sentenza del 5 settembre 2017, il caso Barbulescu c. Romania, pervenendo ad una soluzione diametralmente opposta rispetto a quella adottata in prime cure.

 

Nel gennaio 2016, infatti, le sezioni semplici della Corte avevano valutato in favore del datore di lavoro l’equo bilanciamento tra l’interesse del lavoratore al rispetto della vita privata e della corrispondenza con il contrapposto interesse del datore al corretto funzionamento della società e dell’attività svolta dai dipendenti.

 

Bilanciamento errato, secondo la Grande Camera, che ha rilevato una violazione dell’art. 8 CEDU. Le autorità interne, difatti, non hanno adeguatamente protetto il diritto alla privacy ed alla segretezza della corrispondenza del lavoratore, commettendo diverse omissioni, tra cui la scorretta determinazione circa la previa informativa al dipendente sulla possibilità di controllo della sua corrispondenza, delle ragioni e dell’estensione di tale sorveglianza, nonché la mancata presa in considerazione di misure meno invasive e del fatto che il lavoratore fosse a conoscenza dell’accesso del datore alle sue comunicazioni.

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