Giurisprudenza commentata

Rilevabilità officiosa della nullità del licenziamento: la Cassazione ci ripensa

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni |

 

La disciplina della invalidità del licenziamento è caratterizzata da specialità, rispetto a quella generale della invalidità negoziale, desumibile dalla previsione di un termine di decadenza per impugnare l’atto espulsivo e di termini perentori per il promovimento della successiva azione in giudizio, che resta circoscritta all’atto e non è idonea a estendere l’oggetto del processo al rapporto, non essendo equiparabile all’azione con la quale si fanno valere diritti autodeterminati. Ne consegue che il giudice non può rilevare di ufficio una ragione di nullità del licenziamento diversa da quella eccepita dalla parte, trovando tale conclusione riscontro nella previsione dell’articolo 18, comma 7, L. n. 300/1970, come modificato dalla L. n. 92/2012, e dell’art. 4, D.Lgs. n. 23/2015, nella parte in cui fanno riferimento alla applicazione delle tutele previste per il licenziamento discriminatorio, quindi affetto da nullità, “sulla base della domanda formulata dal lavoratore.

Leggi dopo

Le Bussole correlate >