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I limiti al diritto di recesso del datore di lavoro in caso di inidoneità sopravvenuta alla mansione

14 Gennaio 2019 | di Luisa Rocchi

Licenziamento individuale

Il potere di recesso del datore di lavoro in caso di sopravvenuta inidoneità della mansione del lavoratore incontra numerosi limiti elaborati a seguito di un lungo processo interpretativo. L'organizzazione aziendale, inizialmente considerata intangibile, è stata oggetto di una rivisitazione ad opera della Suprema Corte, dando attuazione a quanto previsto dalla normativa comunitaria e dagli arresti delle Corte di Giustizia, ispirati al rispetto del principio di uguaglianza sostanziale e di parità di trattamento...

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Lavoro agile: prime riflessioni

03 Dicembre 2018 | di Margherita Leone

Contratto di lavoro

La l. n. 81 del 2017 all'art. 18 prevede una particolare forma di lavoro subordinato rispondente a finalità di maggiore conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro: il lavoro agile. Gli elementi che maggiormente caratterizzano l'istituto sono l'accordo tra le parti, necessario per la scelta della modalità agile della prestazione, l'allontanamento dai criteri spazio/temporali che caratterizzano la subordinazione, la presenza ( quasi sempre) di strumenti tecnologici che consentano la prestazione “da remoto”...

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Il contratto a tempo determinato nel regime transitorio del "Decreto Dignità"

27 Novembre 2018 | di Vincenzo Fabrizio Giglio

Lavoro a tempo determinato

Il “Decreto Dignità” ha apportato significative modifiche alla disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Come è noto, tuttavia, non tutte le nuove norme sono entrate in vigore subito a causa di una disposizione transitoria concessa soltanto in sede di conversione del decreto-legge. Ne è emerso un regime complesso e incerto nel quale non è sempre agevole districarsi. Nel corso della trattazione cercheremo di fornire una guida concreta alla disciplina applicabile nei diversi momenti di questa lunga attuazione che prende avvio alla metà di luglio 2018 e che è giunta a compimento soltanto il 1° novembre 2018. Anche dopo questa data, tuttavia, il regime transitorio risulterà tutt’altro che “superato” poiché la verifica della validità degli atti compiuti andrà affrontata sulla scorta dei principî che esamineremo di seguito.

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La disciplina sanzionatoria del licenziamento invalido, dalla legge 604 al Jobs Act, modificato dal decreto dignità, alla Corte cost. 8 novembre 2018, n. 194

20 Novembre 2018 | di Giovanni Mimmo

Licenziamento individuale

In materia di disciplina del licenziamento il d.l. 12 luglio 2018, n. 87 interviene sulla quantificazione dell'indennità prevista dall'art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015, elevando il limite minimo da quattro a sei mensilità e quello massimo da ventiquattro a trentasei mensilità. Si tratta dell'ennesimo intervento del legislatore in pochi anni sulla disciplina sanzionatoria in ipotesi di licenziamento illegittimo, disciplina che dopo l'introduzione dell'art. 18, l. n. 300 del 1970, era rimasta sostanzialmente inalterata per oltre 40 anni.

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Utilizzabilità dei dati raccolti tramite l’uso di strumenti tecnologici da parte del dipendente: gli orientamenti della giurisprudenza

14 Novembre 2018 | di Riccardo Maraga

Privacy

L’evoluzione tecnologica e l’uso sempre più frequente da parte dei lavoratori di strumenti informatici sottopone i tradizionali concetti giuslavoristici ad una forte torsione. In particolare, il perimetro del potere di controllo del datore di lavoro può subire un’innegabile dilatazione attraverso l’utilizzo degli strumenti informatici da parte del personale dipendente. La riforma del 2015 dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori ha dato una prima risposta alla necessità di adeguare il quadro normativo relativo ai controlli del datore di lavoro al mutato contesto economico e tecnologico. La norma, così come modificata nel 2015, costituisce un vero e proprio punto di contatto tra il diritto del lavoro e la tutela dei dati personali e della riservatezza del lavoratore. Di recente, con l’ordinanza 13 giugno 2018, n. 57668, il Tribunale di Roma ha affermato un vero e proprio rapporto di propedeuticità tra il rispetto della normativa posta a tutela dei dati personali e l’utilizzabilità a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro delle informazioni raccolte attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici da parte del dipendente.

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Lo straordinario forfettizzato: disciplina e aspetti pratici

19 Ottobre 2018 | di Francesco Geria

Lavoro straordinario

Con l’obiettivo di semplificare la gestione dei rapporti di lavoro e con l’intento di ridurre i costi del personale, la forfetizzazione del lavoro straordinario, mediante il riconoscimento di somme aggiuntive rispetto alla retribuzione base, rappresenta una soluzione spesso adottata e utilizzata nelle dinamiche aziendali. In tema gli orientamenti secondo i quali un compenso forfettario pagato come controprestazione allo straordinario effettivamente svolto dal lavoratore deve essere sempre considerato quale parte della retribuzione fissa, risultano ormai consolidati. Vogliamo in questa sede ricostruire il quadro normativo complessivo in cui collocare l’istituto, nonché indicare, sulla scorta delle linee guida tracciate dalla giurisprudenza, con quali modalità dovrebbero essere gestite eventuali somme di retribuzione riconosciute a tale fine, affinché siano “ammissibili” come straordinario forfettizzato e non assimilabili a “superminimo”.

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Il delicato equilibrio tra diritto di critica del lavoratore e la violazione dei doveri di correttezza e buona fede

10 Ottobre 2018 | di Marta Filippi

Diritti ed obblighi lavoratore

Il diritto di espressione e più nello specifico il genus del diritto di critica nei luoghi di lavoro, sono riconosciuti come diritti fondamentali dell'uomo a livello comunitario dall'art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo ed a livello nazionale dall'art. 21, Cost. Proprio per l'importanza che il riconoscimento e l'affermazione di tali diritti costituiscono, la Corte europea dei diritti dell'uomo ne ha fornito un'interpretazione estensiva e liberale sostenendo come la libertà di espressione vada riconosciuta non soltanto in relazione alle idee considerate come inoffensive ed indifferenti ad un dato fatto, comportamento o pensiero, ma anche a quelle che comportano uno sconvolgimento o un disturbo in relazione al vivere comune...

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La disciplina del contratto a termine dopo il decreto dignità

09 Ottobre 2018 | di Francesco Baldi

Lavoro a tempo determinato

Il cd. Decreto dignità (d.l. 12 luglio 2018, n. 87, conv. in l. n. 96 del 2018) ha introdotto significative modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, già oggetto di correttivi da parte delle precedenti riforme (d.lgs. n. 81 del 2015). Orbene, attraverso le redivive causali giustificative e la riduzione del periodo massimo di durata del rapporto, il legislatore ha indubbiamente alterato la funzione dell'istituto, in nome della lotta alla precarietà e del rispetto della “dignità” del lavoratore (oggi, tuttavia, non garantite in misura maggiore dal contratto a tempo indeterminato)...

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Registrazioni effettuate dal dipendente sul luogo di lavoro: le ultime pronunce della Suprema Corte e i precedenti giurisprudenziali

05 Ottobre 2018 | di Alessandra Boati

Diritti ed obblighi lavoratore

Due recenti pronunce della Suprema Corte di cassazione hanno nuovamente posto l'attenzione sul tema delle registrazioni effettuate sul luogo di lavoro da un dipendente all'insaputa degli interlocutori, materia che da sempre è caratterizzata dall'estrema volatilità degli orientamenti giurisprudenziali. Anche le due sentenze in commento confermano questa tendenza, ribadendo una volta di più il necessario intervento delle Sezioni unite, al fine di dirimere la questione in modo definitivo.

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La Cassazione sul rifiuto del lavoratore ad eseguire la prestazione a seguito dell'inadempimento del datore di lavoro

28 Settembre 2018 | di Teresa Zappia

Trasferimento del lavoratore

Nel rapporto di lavoro l'eccezione di inadempimento, come strumento di autotutela privata, ha visto scontrarsi due orientamenti giurisprudenziali: l'uno tendente a ritenere che, a seguito di un inadempimento datoriale sostanziatosi nello straripamento dai limiti di legittimo esercizio dei propri poteri direttivi, sia giustificato il rifiuto del lavoratore allo svolgimento della propria prestazione; l'altro, invece, incline ad escludere la legittimità di un aprioristico rifiuto, focalizzandosi sul giudizio di proporzionalità della reazione, ex art. 1460, comma 2, c.c. Con la sentenza n. 11408 del 2018 la Corte di cassazione tenta di fornire una soluzione unica, affermando che l'eccezione, rectius il rifiuto, del lavoratore non è automaticamente giustificato dall'inadempimento del datore di lavoro, essendo impreteribile il vaglio della non contrarietà a buona fede dell'exceptio inadimpleti contractus.

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