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Focus su Impugnazione del licenziamento

La rilevabilità d'ufficio dei profili di nullità del licenziamento: i termini di una questione in divenire

22 Marzo 2018 | di Nicola Morgese

Impugnazione del licenziamento

La questione della rilevabilità d’ufficio di motivi di nullità del licenziamento si è di recente caricata di forti tensioni ermeneutiche per effetto della riconosciuta estensione, da parte della nota pronuncia a Sezioni Unite n. 26242 del 12 dicembre 2014, del potere giudiziale di rilevare d’ufficio nullità negoziali anche diverse da quelle dedotte dal ricorrente. L’articolo, richiamando i più recenti arresti giurisprudenziali contrari alla diretta traslazione dei principi dettati dalle S.U. in ambito lavoristico, intende ridiscutere le argomentazioni esposte della Suprema Corte, tentando una ricostruzione del tema che sia compatibile con i principi ed i valori dell’ordinamento armonizzato.

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Competenza per rapporti di lavoro con soggetti falliti: cognizione del giudice del lavoro e “vis attractiva” dopo le recenti riforme sui licenziamenti

11 Ottobre 2017 | di Nicola Morgese

Impugnazione del licenziamento

La questione dei rapporti fra cause di lavoro e fallimento è da sempre al centro di un dibattito ermeneutico fondato sulla corretta interpretazione ed armonizzazione degli artt. 24 e 52 del R.D. n. 267 dell'8 marzo 1942 e 409 e 413 c.p.c. Gli esiti di tale dibattito, incentrato sulla portata della vis attractiva del foro fallimentare e condensatosi in uno schema di riparto fra tipologie di azioni (costitutive e di mero accertamento da un lato, di condanna e di accertamento funzionale dall’altro), sembrano oggi rimessi in discussione alla luce delle recenti riforme legislative in materia di licenziamento. In attesa del consolidarsi in materia di orientamenti univoci, l’Autore, dopo aver ripercorso il tradizionale discrimen, prova ad individuare una possibile strada da seguire, nel rispetto dei principi di effettività della tutela giurisdizionale e di ragionevole durata del processo di cui agli articoli 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e 111 della Costituzione.

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La tempestività nel licenziamento disciplinare e nel licenziamento per superamento del periodo di comporto: differenze

17 Settembre 2014 | di Marco Sartori

Impugnazione del licenziamento

Mentre nel licenziamento disciplinare vi è l’esigenza, tendenzialmente incondizionata, della immediatezza del recesso, volta a garantire la pienezza del diritto di difesa dell’incolpato, nel licenziamento per superamento del periodo di comporto, invece, il requisito dell’immediatezza deve essere valutato caso per caso. In quest’ultima ipotesi, è onere del lavoratore provare che l’intervallo di tempo tra il superamento del periodo di comporto per malattia, da un lato, e la comunicazione del recesso, dall’altro lato, abbia superato i limiti di adeguatezza e ragionevolezza. Così ha deciso la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la pronunzia del 15 settembre 2014, n. 19400.

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Decorrenza dei termini decadenziali e tempestività dell'azione

11 Luglio 2014 | di Pasquale Staropoli

Impugnazione del licenziamento

Il differimento “in sede di prima applicazione” del termine iniziale per la decadenza della impugnativa del licenziamento individuale, opera in tutti i casi in cui si applica la disciplina regolata dall’art. 6 l.n. 604/66, indifferentemente dalla fattispecie concreta che la riguarda. Sia che si tratti della contestazione della legittimità del licenziamento o di una delle ipotesi introdotte dall’art. 32 l.n. 183/2010, l’azione è tempestiva se promossa considerando come momento iniziale il 31 dicembre 2011. A dirlo è la Corte di cassazione, con la sentenza del 7 luglio 2014, n. 15434.

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