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Focus su Ius variandi

Ius variandi dopo il Jobs Act e diritto alle mansioni: poteri e limiti del datore di lavoro

28 Novembre 2017 | di Mario Cassaro

Ius variandi

A decorrere dal 25 giugno 2015 nei confronti di tutti i lavoratori subordinati si applica il nuovo art. 2103 c.c., come modificato dal Testo Unico di riordino dei contratti di lavoro, D.Lgs. n. 81/2015. La nuova disciplina legittima la facoltà del datore di lavoro di modificare e rendere più flessibili l'organizzazione del lavoro e l'attività produttiva assegnando il lavoratore a mansioni diverse, nell'ambito di una mobilità orizzontale nonché della stessa categoria legale, nel livello di inquadramento inferiore. Nell'approfondimento si analizza la disciplina tracciando un quadro di riepilogo dei poteri e dei limiti posti al potere di modifica unilaterale del datore di lavoro, con riguardo anche alle conseguenze di un demansionamento illegittimo ed ai rapporti con altri principi costituzionalmente garantiti.

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L'evoluzione dell'inderogabilità del diritto del lavoro alla luce del mutamento della disciplina delle mansioni

09 Giugno 2016 | di Sabrina Apa

Ius variandi

La riflessione trae spunto dalla presa di coscienza dell'evoluzione subita nel tempo dal principio cardine del diritto del lavoro, l'inderogabilità. Il presente contributo intende soffermarsi in particolare sul mutamento della disciplina delle mansioni di cui all'art. 2103 c.c. ad opera del D.lgs. n. 81/2015, quale riflesso incisivo e più recente di tale cambiamento.

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Il nuovo art. 2103 c.c.: potere del datore di lavoro e patto modificativo

18 Febbraio 2016 | di Ilario Alvino

Ius variandi

Nell’ambito della Riforma del mercato del Lavoro che va sotto il nome di Jobs Act, il legislatore ha integralmente riscritto con l’art. 3 del D.lgs. n. 81/2015 la disciplina dettata dall’art. 2103 c.c. in materia di modifica delle mansioni di assunzione del lavoratore. Il presente contributo segue ad altri due già pubblicati nei quali sono state descritte le ragioni della modifica della disciplina dello ius variandi, affrontato il problema dell’ambito temporale di applicazione delle nuove regole, esaminata la disciplina relativa all’adibizione del lavoratore a mansioni riconducibili al medesimo livello o categoria legale di inquadramento o a livelli o categorie superiori. Questo terzo è dedicato all’analisi dei limiti al potere del datore di lavoro di adibire il lavoratore a mansioni appartenenti al livello d’inquadramento inferiore e allo studio delle condizioni di validità degli accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione.

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Il nuovo art. 2103 c.c. : assegnazione (temporanea e definitiva) a mansioni superiori

04 Febbraio 2016 | di Ilario Alvino

Ius variandi

In tema di modifica delle mansioni di assunzione del lavoratore è stata integralmente riscritta dal legislatore la disciplina dell'art. 2103 c.c., attraverso l’art. 3 del D.lgs. n. 81/2015. Il presente contributo prosegue sulla stessa tematica seguendo quello già pubblicato che ha introdotto le ragioni della modifica dello ius variandi, esaminato la disciplina del mutamento a parità di livello o categoria legale di inquadramento ed ha affrontato il problema dell’ambito temporale di applicazione delle nuove regole. Il focus in oggetto approfondisce la disciplina che regolamenta la possibilità riconosciuta al datore di lavoro di adibire il lavoratore a mansioni riconducibili a livelli o categorie legali di inquadramento superiore rispetto alle ultime effettivamente svolte. L’ultimo contributo sarà dedicato alle ipotesi di demansionamento.

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Il nuovo art. 2103 c.c.: mutamento di mansioni orizzontale a parità di livello di inquadramento

26 Novembre 2015 | di Ilario Alvino

Ius variandi

Nell’ambito della riforma del mercato del lavoro che va sotto il nome di Jobs Act, il legislatore ha, con l’art. 3 del D.Lgs. n. 81/2015, integralmente riscritto la disciplina dettata dall’art. 2103 c.c. in materia di modifica delle mansioni di assunzione del lavoratore. Il presente contributo, con altri che seguiranno, esamina la nuova disciplina con lo scopo: 1) da un lato, di delineare i nuovi limiti entro i quali il datore di lavoro può modificare unilateralmente le mansioni di assunzione del lavoratore; 2) dall’altro, di esaminare contenuti e condizioni di validità degli accordi di modifica delle mansioni, della categoria legale, del livello di inquadramento e della retribuzione che la nuova norma consente di stipulare con il lavoratore. Si intende porre l’attenzione sulla possibilità riconosciuta al datore di lavoro di adibire il lavoratore a mansioni riconducibili allo stesso livello o categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

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