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Focus su Licenziamento individuale

Il licenziamento ingiustificato nel regime delle tutele crescenti dopo la Corte cost. n. 194 del 2018

10 Giugno 2019 | di Pasquale Staropoli

Licenziamento individuale

La Corte costituzionale con la sentenza n. 194 del 2018 ha inciso profondamente sul regime delle c.d. “tutele crescenti”, dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015, nella parte in cui individua in via esclusiva il criterio dell'anzianità di servizio – e con la rigidità del metodo aritmetico adottato – per la determinazione dell'indennità per il licenziamento ingiustificato.

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Difetto di prova del licenziamento orale: quali conseguenze?

25 Marzo 2019 | di Luigi Di Paola

Licenziamento individuale

Il lavoratore che impugni il licenziamento allegandone l'intimazione senza l'osservanza della forma scritta ha l'onere di provare che la risoluzione del rapporto è ascrivibile alla volontà datoriale, seppure manifestata con comportamenti concludenti, non essendo sufficiente la prova della mera cessazione della prestazione lavorativa...

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La decorrenza dei “nuovi” parametri indennitari (di cui al d.lgs. n. 23 del 2015): riflessioni sull'efficacia temporale dello ius superveniens

04 Marzo 2019 | di Nicola Morgese

Licenziamento individuale

Il problema dell'individuazione dell'ambito temporale di applicazione dell'art. 3, comma 1, d.l. n. 87 del 2018 (c.d. decreto dignità), convertito con modificazioni dalla l. n. 96 del 2018 e relativo alla soglia indennitaria prevista per le ipotesi dei licenziamenti illegittimi, non può essere risolto in base al semplice richiamo all'art. 11, disp. prel. c.c...

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Campo di applicazione del contratto a tutele crescenti: il Tribunale di Roma apre a nuovi scenari

11 Febbraio 2019 | di Riccardo Maraga

Tribunale Roma, sez. III lavoro

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Il 7 marzo 2015 rappresenta una data di fondamentale importanza nel diritto del lavoro italiano. Tale data costituisce, infatti, nella determinazione delle tutele spettanti al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, lo spartiacque che segna il passaggio dall'applicazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (l. 20 maggio 1970, n. 300) all'applicazione del c.d. contratto a tutele crescenti, ovvero, alle disposizioni di cui al d.lgs. n. 23 del 2015. E' infatti noto che ai rapporti di lavoro sorti dopo il 7 marzo 2015 si applica il contratto a tutele crescenti. Il problema sorge con riferimento a quei rapporti di lavoro che sono sorti prima del 7 marzo 2015, sotto forma di contratto di lavoro a tempo determinato, e che sono stati “convertiti” in contratti a tempo indeterminato dopo tale data. Il d.lgs. n. 23 del 2015 prevede una esplicita norma che disciplina tale fattispecie ma la formulazione utilizzata dal legislatore ha dato adito a problemi interpretativi ancora oggi irrisolti. A gettare ulteriori ombre sulla nozione di “conversione” del contratto a tempo determinato è intervenuta, di recente, l'ordinanza 6 agosto 2018, n. 75870 del Tribunale di Roma che fornisce una interpretazione restrittiva di tale nozione tale da ricomprendervi solo i casi di conversione giudiziale del contratto.

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I limiti al diritto di recesso del datore di lavoro in caso di inidoneità sopravvenuta alla mansione

14 Gennaio 2019 | di Luisa Rocchi

Licenziamento individuale

Il potere di recesso del datore di lavoro in caso di sopravvenuta inidoneità della mansione del lavoratore incontra numerosi limiti elaborati a seguito di un lungo processo interpretativo. L'organizzazione aziendale, inizialmente considerata intangibile, è stata oggetto di una rivisitazione ad opera della Suprema Corte, dando attuazione a quanto previsto dalla normativa comunitaria e dagli arresti delle Corte di Giustizia, ispirati al rispetto del principio di uguaglianza sostanziale e di parità di trattamento...

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La disciplina sanzionatoria del licenziamento invalido, dalla legge 604 al Jobs Act, modificato dal decreto dignità, alla Corte cost. 8 novembre 2018, n. 194

20 Novembre 2018 | di Giovanni Mimmo

Licenziamento individuale

In materia di disciplina del licenziamento il d.l. 12 luglio 2018, n. 87 interviene sulla quantificazione dell'indennità prevista dall'art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2015, elevando il limite minimo da quattro a sei mensilità e quello massimo da ventiquattro a trentasei mensilità. Si tratta dell'ennesimo intervento del legislatore in pochi anni sulla disciplina sanzionatoria in ipotesi di licenziamento illegittimo, disciplina che dopo l'introduzione dell'art. 18, l. n. 300 del 1970, era rimasta sostanzialmente inalterata per oltre 40 anni.

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La nuova vitalità della disciplina del licenziamento per inidoneità alla mansione, fra diritto interno e diritto dell'Unione

28 Agosto 2018 | di Giovanni Guarini

Licenziamento individuale

Il licenziamento per inidoneità fisica alla mansione è un istituto che ha tratto nuova linfa dalla recente evoluzione legislativa e giurisprudenziale: il Jobs Act ha ampliato le tutele previste e la platea dei lavoratori beneficiari di tali tutele; la giurisprudenza europea ne ha esteso la sindacabilità, ove siano possibili degli “accomodamenti ragionevoli”, affossando il dogma della totale libertà organizzativa-imprenditoriale del datore di lavoro.

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Ancora sul dovere di ripescaggio nel giustificato motivo oggettivo di licenziamento

10 Gennaio 2018 | di Riccardo Del Punta

Licenziamento individuale

Nel grande lavoro che, dal 2016, la giurisprudenza della Cassazione è andata facendo (anche) sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento e che è culminato, per adesso, nell’ormai celebre pronuncia n. 25201/2016, la questione del ripescaggio, che è tanta parte della problematica applicativa del GMO, sembra ancora bisognosa di un supplemento di analisi.

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Questioni (ancora) aperte sull’obbligo di ripescaggio

09 Gennaio 2018 | di Roberto Romei

Licenziamento individuale

L’obbligo di repechage rinviene il proprio fondamento in un principio meta positivo, e cioè nel principio del licenziamento come extrema ratio. Il repechage esprime un bilanciamento tra libertà di iniziativa economica ed interessi dei lavoratori che vede prevalere il principio (o la regola) di stabilità del rapporto di lavoro rispetto alla libertà dell'imprenditore di dimensionare la propria organizzazione del lavoro. L'Autore del contributo, attraverso alcune pronunce giurisprudenziali, analizza ampiezza e ricadute dell'obbligo di repechage per concludere con la distribuzione dell’onere delle prova.

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La magmatica nozione di insussistenza del fatto contestato ed il relativo regime sanzionatorio

30 Agosto 2017 | di Sabrina Apa

Art. 18, legge 20 maggio 1970, n. 300, n. 70

Licenziamento individuale

La quaestio iuris concernente l’individuazione dell’esatta portata della controversa nozione di insussistenza del fatto trae origine dalla novellata formulazione dell’art. 18, L. n. 300/70, ai sensi del quale bisogna operare una distinzione tra illegittimità del licenziamento disciplinare per insussistenza del fatto, comportante una tutela reintegratoria (art. 18, comma 4) - applicabile anche in caso di accertamento del difetto di giustificazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo (art. 18, comma 7) - e l’illegittimità del licenziamento per “altre ipotesi”, rispetto alle quali è predicabile una tutela meramente indennitaria (art. 18, comma 5).

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