Focus

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Trattamenti economici e normativi derivanti da un uso aziendale: costituzione ed estinzione

10 Settembre 2014 | di Giuseppe Bulgarini d'Elci

Contratto di lavoro

Per la formazione di un uso aziendale, è necessaria la sussistenza di una prassi generalizzata - costituita dalla mera reiterazione di comportamenti posti in essere spontaneamente e non già in esecuzione di un obbligo - che riguardi i dipendenti anche di una sola azienda e che comporti per essi un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Le condizioni di miglior favore derivanti dai suddetti usi aziendali non possono essere derogate in pejus dalla contrattazione collettiva, atteso che i diritti derivanti dagli usi aziendali si inseriscono nei singoli contratti individuali e non già nei contratti collettivi nazionali o aziendali. Pertanto, l’estinzione di un trattamento economico o normativo la cui fonte origini da uso aziendale può avvenire soltanto in base alla concorde volontà delle parti. Così ha deciso la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la pronunzia del 5 settembre 2014, n. 18780.

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Articolo 18 ed indennità sostitutiva della reintegrazione: le Sezioni Unite sciolgono un nodo ventennale

04 Settembre 2014 | di Marco Sartori

Cass. civ.

Licenziamento individuale

Ove il lavoratore invalidamente licenziato in regime di tutela reale – quale è quello previsto dall’art. 18, Statuto dei Lavoratori, nel testo precedente le modifiche introdotte con la Legge 28 giugno 2012, n. 92 – opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dal quinto comma del predetto art. 18, il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione al datore di lavoro di tale opzione, senza che permanga, per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore, né può più essere pretesa dal datore di lavoro, alcun obbligo retributivo, con la conseguenza che l’obbligo avente ad oggetto il pagamento di tale indennità è soggetto alla disciplina della mora debendi in caso di inadempimento, o ritardo nell’adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, quale prevista dall’art. 429, comma 3, cod. proc. civ., salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore. Così ha deciso la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con la pronunzia del 27 agosto 2014, n. 18353.

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Anche un solo componente della RSU può procedere alla convocazione dell’assemblea sindacale

07 Agosto 2014 | di Giuseppe Bulgarini d'Elci

Diritti sindacali

Il diritto di indire un’assemblea ai sensi dell’art. 20, Stat. Lav. rientra tra le prerogative attribuite non solo alla RSU considerata collegialmente, ma anche a ciascun componente della rappresentanza, purché questi sia stato eletto nelle liste di un sindacato che, nell’azienda di riferimento, sia, di fatto, dotato di rappresentatività ai sensi dell’art. 19, Stat. Lav.. come integrato dalla sentenza additiva della Corte Costituzionale n. 231/2013 . Così si è espressa la Cassazione, Sezione Lavoro, nella recente pronuncia del 31 luglio 2014, n. 17458.

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Clausola di durata minima nel contratto a tempo indeterminato e recesso del lavoratore

31 Luglio 2014 | di Marco Sartori

Lavoro dipendente e subordinazione

È valida e non contrasta con alcuna norma o principio dell’ordinamento giuridico la clausola con cui il lavoratore, disponendo liberamente della propria facoltà di recesso nell’ambito di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, pattuisce una garanzia di durata minima del medesimo, obbligandosi, nell’ipotesi di dimissioni anticipate non sorrette da una giusta causa, a risarcire il danno al datore di lavoro. Così si è espressa la Cassazione, Sezione Lavoro, nella recente pronuncia del 25 luglio 2014, n. 17010.

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La compatibilità dei rapporti di Dirigente e Amministratore

18 Luglio 2014 | di Ivana Azzollini

Dirigenti

Fra i temi che più frequentemente si pongono nella pratica professionale, la fattispecie della cumulabilità del ruolo di amministratore di società di capitali con quello di lavoratore subordinato - dirigente della medesima società - assume un ruolo di primo piano. L'aspetto appare rilevante in considerazione dei molteplici profili di valutazione circa le importanti conseguenze in materia fiscale e previdenziale, nonché in merito alla fondatezza di pretese retributive o risarcitorie.

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Decorrenza dei termini decadenziali e tempestività dell'azione

11 Luglio 2014 | di Pasquale Staropoli

Impugnazione del licenziamento

Il differimento “in sede di prima applicazione” del termine iniziale per la decadenza della impugnativa del licenziamento individuale, opera in tutti i casi in cui si applica la disciplina regolata dall’art. 6 l.n. 604/66, indifferentemente dalla fattispecie concreta che la riguarda. Sia che si tratti della contestazione della legittimità del licenziamento o di una delle ipotesi introdotte dall’art. 32 l.n. 183/2010, l’azione è tempestiva se promossa considerando come momento iniziale il 31 dicembre 2011. A dirlo è la Corte di cassazione, con la sentenza del 7 luglio 2014, n. 15434.

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Nozione di “lavoratore” ed indennità connesse al periodo di maternità secondo la giurisprudenza comunitaria

30 Giugno 2014 | di Elisa Mapelli

Lavoro dipendente e subordinazione

L’art. 45 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (“TFUE”) deve essere interpretato nel senso che una donna, che smetta di lavorare o di cercare un impiego a causa delle limitazioni fisiche collegate alle ultime fasi della gravidanza ed al periodo successivo al parto, conserva la qualità di “lavoratore” ai sensi di tale articolo, purché essa riprenda il suo lavoro o trovi un altro impiego entro un ragionevole periodo di tempo dopo la nascita di suo figlio.

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Orario di lavoro e sanzioni nel periodo settembre 2004 – giugno 2008 illegittime per la Corte Costituzionale

13 Giugno 2014 | di Paolo Bonini

Orario di lavoro

Il Tribunale di Brescia, nel corso di un giudizio di opposizione a un'ordinanza-ingiunzione emessa dalla DTL, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 18-bis, c. 3 e 4, del d.lgs n. 66/2003, disciplinante l'orario di lavoro. La sentenza n. 153 del 4 giugno 2014 accoglie il ricorso, ai sensi dell'art. 76 Cost., per violazione della Legge delega (Legge 1 marzo 2002, n. 39). L'articolo illustra e commenta la sentenza, soffermandosi, da ultimo, sulle conseguenze di carattere pratico per gli operatori interessati.

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Morte sul lavoro e onere probatorio: chi deve provare cosa?

06 Giugno 2014 | di Martina Tonetti

Sicurezza sul lavoro

Ai fini della configurabilità della responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio subito dal lavoratore dipendente, grava su quest’ultimo l’onere di provare la sussistenza dell’infortunio, nonché il nesso causale tra questo e la nocività dell’ambiente di lavoro; spetta, invece, al datore di lavoro dimostrare di aver rispettato le specifiche norme sulla sicurezza, nonché di aver adottato tutte le misure necessarie alla tutela della salute del lavoratore, tenuto conto della peculiarità dell’attività lavorativa e dello stato della tecnica.

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