Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

TD e termine per relationem: nessuna conversione ove permanga la causale dell'assenza del lavoratore sostituito, a prescindere dal mutare del titolo

12 Ottobre 2018 | di Martina Valentini

Cass., sez. lav.

Lavoro a tempo determinato

Nel caso di assunzione a termine ai fini della sostituzione di un lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro, è legittima la fissazione di un tempo determinato con riferimento alla non prefissata data di rientro del lavoratore sostituito. La prosecuzione del rapporto in occasione del mutamento del titolo dell'assenza indicato in contratto è legittima, e non determina la trasformazione del medesimo a tempo indeterminato, sempre che anche per la nuova causale sia consentita la stipulazione del contratto a termine.

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Trasferimento del lavoratore che assiste familiare disabile: la prova delle ragioni del diniego alla luce della normativa nazionale e sovranazionale

12 Ottobre 2018 | di Teresa Zappia

Tribunale Bari, ord. sez. lav., 26 giugno 2018

Trasferimento del lavoratore

La richiesta di trasferimento del lavoratore, che assista un proprio familiare disabile, ex art. 33, comma 5, l. n. 104 del 1992, non può essere negata salvo che il datore di lavoro dimostri, in modo puntuale, la sussistenza di effettive e verificabili ragioni tecniche, organizzative e produttive, insuscettibili di essere in altro modo soddisfatte, legittimanti il diniego. Ciò alla luce dell'impreteribile bilanciamento di interessi e diritti del lavoratore e del datore di lavoro, aventi copertura costituzionale, alla luce anche del diritto sovranazionale a tutela dei diritti della persona disabile.

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Licenziamento (reiterato) adottato in “carenza” di potere: quale sanzione?

04 Ottobre 2018 | di Luigi Di Paola

Cass., sez. lav.

Licenziamento individuale

In tema di licenziamento in regime di tutela reale, ove il datore di lavoro abbia intimato al lavoratore un licenziamento individuale, è ammissibile una successiva comunicazione di recesso dal rapporto da parte del datore medesimo, purché il nuovo licenziamento si fondi su una ragione o motivo diverso e sopravvenuto (nel senso di non noto in precedenza al datore di lavoro) e la sua efficacia resti condizionata all'eventuale declaratoria di illegittimità del primo (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inefficace il licenziamento disciplinare irrogato al lavoratore in forza di condotte già note al datore all'epoca di intimazione del primo recesso).

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La motivazione per relationem nei contratti a tempo determinato stipulati per ragioni sostitutive

03 Ottobre 2018 | di Francesco Saverio Giordano

Lavoro a tempo determinato

Nel caso di assunzioni a termine ai fini della sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro, è legittima la fissazione di un termine con riferimento alla non prefissata data di rientro del lavoratore sostituito. È legittima, altresì, la prosecuzione del rapporto in occasione del mutamento del titolo indicato originariamente nel contratto, sempre che, anche per la nuova causale, sia consentito la stipulazione di un contratto a termine.

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Il rifiuto del lavoratore ad eseguire la prestazione a seguito dell'illegittimo trasferimento

24 Settembre 2018 | di Giovanni Fiaccavento

Cass., sez. lav.

Trasferimento del lavoratore

In tema di trasferimento adottato in violazione dell'art. 2103, c.c., l'inadempimento datoriale non legittima in via automatica il rifiuto del lavoratore ad eseguire la prestazione lavorativa in quanto, vertendosi in ipotesi di contratto a prestazioni corrispettive, trova applicazione il disposto dell'art. 1460, comma 2, c.c., alla stregua del quale la parte adempiente può rifiutarsi di eseguire la prestazione a proprio carico solo ove tale rifiuto, avuto riguardo alle circostanze concrete, non risulti contrario alla buona fede.

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Ammissibilità e limiti del diritto di critica del lavoratore

20 Settembre 2018 | di Marta Filippi

Cass., sez. lav.

Diritti ed obblighi lavoratore

È legittimo il licenziamento per giusta causa intimato al lavoratore che pur esercitando il proprio diritto di critica nei confronti del datore di lavoro, o superiore gerarchico, utilizza espressioni tali da superare i limiti della continenza sostanziale, intesa come la congruenza dei fatti alla verità, nonché di quella formale quale normalità delle modalità ammissibili nell'esposizione dei fatti. Detto comportamento, infatti, integrando una condotta lesiva del prestigio aziendale e pertanto una violazione dei doveri di correttezza, diligenza e buona fede ex art. 2105, c.c., risulta tale da ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario posto alla base del rapporto lavorativo. Per tale motivo il diritto di critica del lavoratore deve essere limitato alla difesa personale e non diretto ad oltraggiare l'operato o le decisioni datoriali.

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L'indennità di preavviso non rientra nella responsabilità solidale del committente

13 Settembre 2018 | di Nicola Antonio Nicoletti

Corte appello Caltanissetta, sez. lav.

Appalto

In caso di appalto di opere o di servizi il committente è obbligato in solido con l'appaltatore ai sensi dell'art. 29, d.lgs. n. 276 del 2003, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e contributivi. Nell'ipotesi di condanna della committente, quale responsabile solidale, da quanto dovuto dovranno essere detratti gli importi che non costituiscono elementi retributivi ma spettanze accidentali o risarcitorie e indennitarie. A tal fine, l'indennità di mancato preavviso non presenta natura retributiva ma risarcitoria, poiché viene corrisposta in seguito ad un inadempimento.

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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: individuazione dei criteri di scelta e tutela applicabile

11 Settembre 2018 | di Luisa Rocchi

Cass., sez. lav.

Licenziamento economico

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ravvisato nella soppressione di un posto di lavoro in presenza di più posizioni fungibili perché occupate da lavoratori con professionalità sostanzialmente omogenee, il datore di lavoro deve individuare il soggetto da licenziare secondo i principi di correttezza e buona fede e, in questo contesto la l. n. 223 del 1991, art. 5, offre uno "standard" idoneo ad assicurare una scelta conforme a tale canone. La violazione di tali criteri comporta la tutela indennitaria di cui all'art. 18 comma 5, St. lav. (minimo 12, massimo 24 mensilità).

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La regola dell'assorbimento del cd. superminimo e le sue eccezioni

05 Settembre 2018 | di Francesco Meiffret

Tribunale Torino, sez. lav.

Retribuzione

La somma versata al lavoratore a titolo di superminimo (consistente nell'eccedenza della retribuzione rispetto ai minimi tabellari che sia stata individualmente pattuita tra datore di lavoro e lavoratore) viene progressivamente assorbita dagli aumenti della retribuzione minima stabiliti dalla contrattazione collettiva o dall'inquadramento della prestazione lavorativa in un livello superiore. Il superminimo non viene assorbito dagli aumenti di retribuzione previsti nei rinnovi del contratto collettivo qualora il superminimo sia pattuito per le particolari capacità del lavoratore, sia prevista una disposizione in tal senso nella contrattazione collettiva o nel contratto di lavoro individuale, sia stato integralmente mantenuto anche a seguito dell'aumento della retribuzione minima derivante dal rinnovo del contratto collettivo. In questi casi spetta al lavoratore dimostrare il titolo in base al quale il superminimo non deve essere assorbito, ma sommato alla retribuzione minima stabilita dalla contrattazione collettiva.

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Cessione di ramo d'azienda illegittima e natura delle erogazioni patrimoniali dovute dal cedente

28 Agosto 2018 | di Francesca De Michiel

Cass., sez. VI

Trasferimento d’azienda

Nell'ipotesi di illegittima cessione di ramo d'azienda, le erogazioni patrimoniali dovute dal datore cedente, che non ripristini il rapporto, hanno natura retributiva. Data l'unicità della prestazione lavorativa, il pagamento della retribuzione da parte del cessionario costituisce adempimento del terzo ex art. 1180, comma 1, c.c., con conseguente detraibilità dell'aliunde perceptum, fatte salve le differenze retributive rispetto a quanto avrebbe percepito alle dipendenze del cedente

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