Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Rilevabilità officiosa della nullità del licenziamento: la Cassazione ci ripensa

19 Maggio 2017 | di Luigi Di Paola

Cass. sez. lav.

Impugnazione del licenziamento

La disciplina della invalidità del licenziamento è caratterizzata da specialità, rispetto a quella generale della invalidità negoziale, desumibile dalla previsione di un termine di decadenza per impugnare l’atto espulsivo e di termini perentori per il promovimento della successiva azione in giudizio, che resta circoscritta all’atto e non è idonea a estendere l’oggetto del processo al rapporto, non essendo equiparabile all’azione con la quale si fanno valere diritti autodeterminati. Ne consegue che il giudice non può rilevare di ufficio una ragione di nullità del licenziamento diversa da quella eccepita dalla parte, trovando tale conclusione riscontro nella previsione dell’articolo 18, comma 7, L. n. 300/1970, come modificato dalla L. n. 92/2012, e dell’art. 4, D.Lgs. n. 23/2015, nella parte in cui fanno riferimento alla applicazione delle tutele previste per il licenziamento discriminatorio, quindi affetto da nullità, “sulla base della domanda formulata dal lavoratore.

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Mancato esperimento del preventivo tentativo obbligatorio di conciliazione e improponibilità della domanda giudiziale

17 Maggio 2017 | di Sara Brambilla

Trib. Bari

Rinunce, transazione e conciliazione

Il preventivo esperimento del tentativo di conciliazione di cui all’art. 80, comma 4, D.Lgs. n. 276/2003, costituisce condizione di proponibilità della domanda. La sua mancanza, quindi, è rilevabile d’ufficio e comporta la definizione della causa con una sentenza (nel caso di specie ordinanza) dichiarativa dell’improponibilità, al pari di quanto avviene in altri procedimenti in cui è imposta la previa fase conciliativa stragiudiziale, come, ad esempio, in materia agraria.

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La “difficile convivenza" tra giudice del lavoro e giudice del fallimento in caso di impugnazione del licenziamento

12 Maggio 2017 | di Francesco Meiffret

Cass. sez. lav.

Processo del lavoro - primo grado

Ove il lavoratore abbia agito in giudizio chiedendo, con la dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro nei confronti del datore di lavoro dichiarato fallito, permane la competenza funzionale del giudice del lavoro, in quanto la domanda proposta non è configurabile come mero strumento di tutela di diritti patrimoniali da far valere sul patrimonio del fallito, ma si fonda anche sull'interesse del lavoratore a tutelare la sua posizione all'interno dell'impresa fallita, sia per l'eventualità della ripresa dell'attività lavorativa, sia per tutelare i connessi diritti non patrimoniali, estranei all'esigenza della par condicio creditorum.

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Dirigenza pubblica e responsabilità

10 Maggio 2017 | di Marianna Russo

Cass. sez. lav.

Dirigenti

La responsabilità dirigenziale di cui all’art. 21, D.Lgs. n. 165/2001, ricollegata ad una valutazione negativa dei risultati complessivi raggiunti dall’ufficio al quale il dirigente è preposto e finalizzata alla sua rimozione per inidoneità rispetto alla funzione, non coincide con la responsabilità disciplinare, che presuppone un inadempimento colpevole di obblighi gravanti sul dirigente.

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Il controllo giudiziale sull’effettività delle ragioni addotte dal datore a fondamento del recesso per GMO

05 Maggio 2017 | di Roberto Lama

Trib. Milano

Licenziamento economico

La motivazione addotta dal datore di lavoro a fondamento della modifica organizzativa disposta, e del conseguente licenziamento per giustificato motivo oggettivo attuato in ragione di quest’ultima, non può ritenersi effettiva ove essa attenga ad una generale crisi aziendale di per sé potenzialmente idonea a giustificare la soppressione di qualsiasi posizione lavorativa interna all’azienda, dovendosi invece poter accertare una correlazione causale diretta ed immediata tra la ragione addotta e la specifica posizione lavorativa soppressa.

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L’onere della prova della lesione del vincolo fiduciario nel licenziamento disciplinare

03 Maggio 2017 | di Sabrina Apa

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Sussiste violazione e falsa applicazione delle norme, di cui all'art. 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., quando il giudice non costruisce il proprio convincimento sulla base delle risultanze istruttorie ma su circostanze non puntualmente prese in esame e, comunque, più volte contestate.

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Lavoro autonomo in favore di una Amministrazione Pubblica: riqualificazione in rapporto dipendente e tutela sanzionatoria

26 Aprile 2017 | di Elvira Sessa

Cass. sez. lav.

Lavoro pubblico

La riqualificazione come subordinato di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con una Amministrazione Pubblica non determina l'acquisizione di un posto di ruolo alle dipendenze dell'Ente ma solo la possibilità di un ristoro pecuniario ex art. 2126 c.c. che deve essere oggetto di una apposita domanda.

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Procedimento disciplinare: il diritto all’audizione del lavoratore incolpato

21 Aprile 2017 | di Enrico Zani

Cass. sez. lav.

Contestazioni disciplinari

Il datore di lavoro che intenda adottare una sanzione disciplinare nei confronti del dipendente non può omettere l’audizione del lavoratore incolpato che ne abbia fatto espressa ed inequivocabile richiesta contestualmente alla comunicazione – nel termine di cui all'art. 7, comma 5, L. 20 maggio 1970, n. 300 – di giustificazioni scritte, anche se queste appaiano già di per sè ampie ed esaustive. Una volta che l’espressa richiesta sia stata formulata dal lavoratore, deve reputarsi che la sua previa audizione costituisca in ogni caso indefettibile presupposto procedurale che legittima l’adozione della sanzione disciplinare, anche nell’ipotesi in cui il lavoratore, contestualmente alla richiesta di audizione a difesa, abbia comunicato al datore di lavoro giustificazioni scritte. Queste ultime, infatti, per il solo fatto che si accompagnino alla richiesta di audizione, sono ritenute dal lavoratore stesso non esaustive e destinate ad integrarsi con le giustificazioni ulteriori che lo stesso fornisca in sede di audizione.

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Il potere di accertamento dello svolgimento della professione da parte della Cassa Previdenza dei Dottori Commercialisti

19 Aprile 2017 | di Domenico Mesiti

Cass. S.U.

Lavoro autonomo

La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti è titolare del potere di accertare, sia all'atto dell'iscrizione ad essa, sia periodicamente, e comunque prima dell'erogazione di qualsiasi trattamento previdenziale, ed a tale limitato fine, che l'esercizio della corrispondente professione non sia stato svolto nelle situazioni di incompatibilità di cui all'art. 3, D.P.R. n. 1067/1953 (ora art. 4, D.Lgs. n. 139/2005), ancorché quest'ultima non sia stata accertata dal Consiglio dell'Ordine competente. In particolare, detto autonomo potere di accertamento sussiste nel momento della verifica dei presupposti per l’erogazione del trattamento previdenziale, al quale si associa naturalmente la cessazione dell’iscrizione all’Ordine, non potendosi ravvisare ostacolo alcuno nella carenza di una procedura specifica per l’esercizio di esso, risultando le garanzie procedimentali suscettibili di essere in ogni caso assicurate dall’osservanza delle norme generali di cui alla L. n. 241/1990.

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La copertura assicurativa dell’infortunio sul lavoro accaduto nell’esercizio di un’attività connessa a quella agricola principale

14 Aprile 2017 | di Andrea Rossi

Cass. sez. lav.

Infortuni sul lavoro

Al fine del riconoscimento della tutela assicurativa di un infortunio sul lavoro, l’evento lesivo accaduto al lavoratore agricolo deve verificarsi nell’esercizio di mansioni rientranti in operazioni di uso corrente che non esprimano una valutazione ed una scelta di carattere organizzativo imprenditoriale.

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