Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata su Licenziamento disciplinare

Specificità della contestazione disciplinare e diritto di difesa del lavoratore

06 Luglio 2018 | di Luigi Di Paola

Cass., sez. lav.

Licenziamento disciplinare

La previa contestazione dell'addebito, necessaria nei licenziamenti qualificabili come disciplinari, ha lo scopo di consentire al lavoratore l'immediata difesa e deve conseguentemente rivestire il carattere della specificità, che è integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di cui agli artt. 2104 e 2105 c.c.; per ritenere integrata la violazione del principio di specificità è necessario che si sia verificata una concreta lesione del diritto di difesa del lavoratore e la difesa esercitata in sede di giustificazioni è un elemento concretamente valutabile per ritenere provata la non genericità della contestazione.

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Abbandono del luogo di lavoro: considerazioni sull’incidenza dell’elemento volitivo

28 Giugno 2018 | di Jacopo Ierussi

Cass., sez. lav.

Licenziamento disciplinare

La fattispecie dell’abbandono del posto di lavoro, tipizzata fra le cause di recesso per giusta causa dall'art. 140, comma 2, CCNL per i “Dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata”, presenta una duplice connotazione, una di carattere oggettivo, in base alla quale, dovendosi identificare il concetto di abbandono nel totale distacco dal bene da proteggere, rileva l'intensità dell'inadempimento agli obblighi di sorveglianza, e un’altra di carattere soggettivo, consistente nella coscienza e volontà dell’agente di voler realizzare la condotta incriminata, fatta salva l’eventuale configurabilità di cause scriminanti, restando irrilevante il motivo dell'allontanamento.

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Licenziamento disciplinare e il principio del “ne bis in idem”

25 Giugno 2018 | di Barbara Fumai

Cass., sez. VI

Licenziamento disciplinare

L'avvenuta irrogazione al dipendente di una sanzione conservativa per condotte di rilevanza penale esclude che, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna per i medesimi fatti, possa essere intimato il licenziamento disciplinare, non essendo consentito, per il principio di consunzione del potere disciplinare, che un'identica condotta sia sanzionata più volte a seguito di una diversa valutazione o configurazione giuridica” (in linea con quanto affermato dalla Corte EDU, sentenza 4 marzo 2014, n. 18640, Grande Stevens ed altri contro Italia, che ha affermato la portata generale, estesa a tutti i rami del diritto, del principio del divieto di “ne bis in idem”).

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Illegittimo il licenziamento del dirigente per fatti emersi dall'istruttoria ma non contestati

05 Giugno 2018 | di Alessandra Boati

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

Se idonei ad incidere sul vincolo fiduciario, i comportamenti e gli atti di gestione posti in essere in qualità di amministratore di una società controllata possono portare al licenziamento del dirigente, purché siano oggetto di preventiva contestazione disciplinare, in conformità con le garanzie procedimentali dettate dall'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.

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Riqualificazione del licenziamento e diritto all'indennità di mancato preavviso anche in difetto di esplicita domanda

03 Maggio 2018 | di Roberto Spagnuolo

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

La giusta causa e il giustificato motivo soggettivo di licenziamento costituiscono mere qualificazioni giuridiche di condotte ugualmente idonee a legittimare la cessazione del rapporto di lavoro, incidendo soltanto sulla decorrenza degli effetti e sul diritto o meno al preavviso, tanto che la riqualificazione operata dal giudice non fa venir meno la legittimità del recesso diversamente qualificato dal datore di lavoro.

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Licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata: la mancata richiesta del congedo familiare non prevale sul principio di proporzionalità

10 Aprile 2018 | di Paolo Patrizio

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

In merito alla sussistenza della giusta causa di licenziamento, non può attribuirsi rilievo esclusivo all’inosservanza delle forme previste per conseguire l’autorizzazione alla fruizione del congedo, prescindendo del tutto dalla considerazione dell’effettività e dell’urgenza delle ragioni dell’assenza destinate, viceversa, ad incidere sulla valutazione della consistenza oggettiva e della qualificazione soggettiva della condotta inadempiente.

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Sanzioni disciplinari e Corte EDU: rapporto tra procedimento disciplinare e penale e limiti applicativi del ne bis in idem

13 Marzo 2018 | di Sabrina Apa

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Avuto riguardo ai criteri indicati dalla Corte di Strasburgo, richiamati anche nelle pronunce della Corte Costituzionale, deve escludersi che le sanzioni disciplinari inflitte dal datore di lavoro abbiano natura penale ai fini dell’applicazione dell’art. 4 del Protocollo 7 perché il potere disciplinare non è espressione della pretesa punitiva dell’autorità pubblica e, nei rapporti disciplinati dal D.Lgs. n. 165/2001, ha natura privatistica-contrattuale. La sanzione disciplinare, infatti, è strettamente correlata al potere direttivo del datore di lavoro, inteso come potere di conformazione della prestazione alle esigenze organizzative dell’impresa o dell’ente, potere che comprende in sé quello di reagire alle condotte del lavoratore che integrano inadempimento contrattuale. La previsione della sanzione disciplinare non è posta a presidio di interessi primari della collettività, tutelabili erga omnes, né assolve alla funzione preventiva propria della pena, sicché l’interesse che attraverso la sanzione disciplinare si persegue, anche qualora i fatti commessi integrino illecito penale, è sempre quello del datore di lavoro al corretto adempimento delle obbligazioni che scaturiscono dal rapporto.

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Recidiva prevista dal CCNL come ipotesi di recesso: il giudice deve in ogni caso valutare la gravità del fatto contestato

26 Febbraio 2018 | di Alessandra Boati

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

La previsione da parte della contrattazione collettiva della recidiva, in relazione a precedenti mancanze, come ipotesi di licenziamento non esclude il potere/dovere del giudice di valutare in ogni caso la gravità dell’addebito ai fini della proporzionalità della sanzione espulsiva.

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Tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato dopo la Legge Fornero

08 Febbraio 2018 | di Sabrina Apa

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

Le modifiche apportate dalla Legge Fornero (L. n. 92/2012) all'art. 18 dello Statuto del Lavoratore (L. n. 300/1970) non si applicano ai rapporti di pubblico impiego privatizzato, sicché la tutela del dipendente pubblico, in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva alla sua entrata in vigore, resta quella prevista dall'art. 18 St. Lav. nel testo antecedente la riforma. A tal fine rileva l'inconciliabilità della nuova normativa, modulata sulle esigenze del lavoro privato, con le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 165/2001, neppure richiamate al co. 6 del nuovo art. 18. Inoltre, la natura fissa e non mobile del rinvio di cui all'art. 51, co. 2, del D.Lgs. n. 165/2001 mostra l'incompatibilità con un automatico recepimento di ogni modifica successiva che incida sulla natura del dipendente licenziato.

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Licenziamento per scarso rendimento: i criteri di articolazione dell'onere probatorio

26 Gennaio 2018 | di Mario Gatti

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

In caso di licenziamento per scarso rendimento spetta al datore di lavoro fornire la prova rigorosa del comportamento colpevole e negligente del lavoratore, e la dimostrazione della sussistenza della sproporzione tra gli obbiettivi fissati e quanto effettivamente realizzato nei periodi di riferimento dal dipendente, ponendo a confronto i risultati globali dello stesso, con la media dell’attività dei lavoratori addetti alle medesime mansioni.

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