Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Sanzioni disciplinari e Corte EDU: rapporto tra procedimento disciplinare e penale e limiti applicativi del ne bis in idem

13 Marzo 2018 | di Sabrina Apa

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Avuto riguardo ai criteri indicati dalla Corte di Strasburgo, richiamati anche nelle pronunce della Corte Costituzionale, deve escludersi che le sanzioni disciplinari inflitte dal datore di lavoro abbiano natura penale ai fini dell’applicazione dell’art. 4 del Protocollo 7 perché il potere disciplinare non è espressione della pretesa punitiva dell’autorità pubblica e, nei rapporti disciplinati dal D.Lgs. n. 165/2001, ha natura privatistica-contrattuale. La sanzione disciplinare, infatti, è strettamente correlata al potere direttivo del datore di lavoro, inteso come potere di conformazione della prestazione alle esigenze organizzative dell’impresa o dell’ente, potere che comprende in sé quello di reagire alle condotte del lavoratore che integrano inadempimento contrattuale. La previsione della sanzione disciplinare non è posta a presidio di interessi primari della collettività, tutelabili erga omnes, né assolve alla funzione preventiva propria della pena, sicché l’interesse che attraverso la sanzione disciplinare si persegue, anche qualora i fatti commessi integrino illecito penale, è sempre quello del datore di lavoro al corretto adempimento delle obbligazioni che scaturiscono dal rapporto.

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Il valore dell'accordo sindacale nei licenziamenti collettivi e il limite del sindacato giudiziale: due ordinanze a confronto

09 Marzo 2018 | di Barbara Fumai

Trib. Roma

Licenziamenti collettivi

Costituisce principio consolidato (e adesso affermato anche dal legislatore con l’art. 30, L. 4 novembre 2010, n. 183) quello secondo cui in materia di licenziamenti collettivi per riduzione di personale, la L. n. 223/1991, nel prevedere agli artt. 4 e 5 la puntuale, completa e cadenzata procedimentalizzazione del provvedimento datoriale di messa in mobilità, ha introdotto un significativo elemento innovativo consistente nel passaggio dal controllo giurisdizionale, esercitato ex post nel precedente assetto ordinamentale, ad un controllo dell’iniziativa imprenditoriale, concernente il ridimensionamento dell’impresa, devoluto ex ante alle organizzazioni sindacali, destinatarie di incisivi poteri di informazione e consultazione secondo una metodica già collaudata in materia di trasferimenti di azienda. I residui spazi di controllo devoluti al giudice in sede contenziosa non riguardano più, quindi, gli specifici motivi della riduzione del personale (a differenza di quanto accade in relazione ai licenziamenti per giustificato motivo obiettivo) ma la correttezza procedurale dell’operazione, ivi compresa la sussistenza dell’imprescindibile nesso causale tra il progettato ridimensionamento e i singoli provvedimenti di recesso.

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Licenziamento per mancato superamento del periodo di prova comunicato via mail

06 Marzo 2018 | di Francesca Chietera

Cass. sez. lav,

Licenziamento individuale

Per il licenziamento intimato durante il periodo di prova non è richiesto per legge l’atto scritto. In ogni caso, il requisito della comunicazione per iscritto del licenziamento deve ritenersi assolto, in assenza della previsione di modalità specifiche, con qualunque modalità che comporti la trasmissione al destinatario del documento scritto nella sua materialità, ivi compresa la comunicazione a mezzo mail.

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Efficacia generale soggettiva dell’accordo aziendale e inapplicabilità ai lavoratori dissenzienti o aderenti al sindacato non firmatario

01 Marzo 2018 | di Daniela Fargnoli

Cass. sez. lav.,

Condotta antisindacale

L’accordo aziendale firmato solamente da alcuni sindacati ha efficacia generale soggettiva nei confronti di tutti i lavoratori, eccenzion fatta per coloro che aderiscono al sindacato non firmatario di quell’accordo e per i lavoratori dissenzienti. Questi possono agire per farne accertare l’inefficacia nei loro confronti; mentre la legittimazione del relativo sindacato potrebbe riconoscersi nel caso in cui si accertasse il carattere plurioffensivo delle minacce, rivolte ai lavoratori, di irrogare nei loro confronti sanzioni disciplinari per mancato rispetto dell’accordo.

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Recidiva prevista dal CCNL come ipotesi di recesso: il giudice deve in ogni caso valutare la gravità del fatto contestato

26 Febbraio 2018 | di Alessandra Boati

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

La previsione da parte della contrattazione collettiva della recidiva, in relazione a precedenti mancanze, come ipotesi di licenziamento non esclude il potere/dovere del giudice di valutare in ogni caso la gravità dell’addebito ai fini della proporzionalità della sanzione espulsiva.

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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e tutela reintegratoria nell’art. 18

22 Febbraio 2018 | di Nicola Morgese

Cass. sez. lav.,

Licenziamento individuale

In tema di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, il regime sanzionatorio introdotto dalla legge n.92 del 2012 riserva la c.d. tutela reintegratoria attenuata ad ipotesi residuali, limitando il ripristino del rapporto di lavoro, con un risarcimento fino ad un massimo di dodici mensilità, ai soli casi, che fungono da eccezione, in cui l'insussistenza del fatto posto a base del licenziamento sia connotata, ai sensi del comma 7 dell’art. 18 St. lav., da una particolare evidenza, qualificandosi come manifesta.

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La contribuzione figurativa durante l'astensione obbligatoria e raggiungimento dei 12 mesi di contribuzione

20 Febbraio 2018 | di Marta Filippi

Cass. sez. lav.,

Contributi previdenziali

I periodi corrispondenti a quelli per i quali sia prevista l'astensione obbligatoria dal lavoro in relazione all'evento maternità, ma che si collochino al di fuori del rapporto di lavoro, seppure riconosciuti come periodi contributivi attraverso la contribuzione figurativa, non sono utili ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità di disoccupazione.

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Posizionamento delle telecamere e difensività come condizioni di liceità del controllo a distanza non autorizzato

15 Febbraio 2018 | di Francesco Pedroni

Corte app. Milano

Diritti ed obblighi datore di lavoro

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, co. 2, dello Statuto del Lavoratore l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori, atteso che non corrisponde ad alcun criterio logico-sistematico garantire al lavoratore, in presenza di condotte illecite sanzionabili penalmente o con sanzione espulsiva, una tutela maggiore di quella riconosciuta ai terzi estranei all’impresa.

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Anche gli aggravamenti di un infortunio successivi al decennio vanno riconosciuti

13 Febbraio 2018 | di Aldo De Matteis

Cass. sez. lav.,

Infortuni sul lavoro

Il termine per l’esercizio del diritto alla revisione della rendita Inail stabilito dall’art. 83 D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, si riferisce esclusivamente all’eventuale aggravamento ed alla consequenziale inabilità derivante dalla naturale evoluzione dell’originario stato morboso, mentre, allorché il maggior grado di inabilità dipenda da una concausa sopravvenuta, sempre necessariamente originata dalla lesione generata dallo stesso infortunio, deve trovare applicazione la disciplina dettata dall’art. 80 del citato decreto.

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Tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato dopo la Legge Fornero

08 Febbraio 2018 | di Sabrina Apa

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

Le modifiche apportate dalla Legge Fornero (L. n. 92/2012) all'art. 18 dello Statuto del Lavoratore (L. n. 300/1970) non si applicano ai rapporti di pubblico impiego privatizzato, sicché la tutela del dipendente pubblico, in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva alla sua entrata in vigore, resta quella prevista dall'art. 18 St. Lav. nel testo antecedente la riforma. A tal fine rileva l'inconciliabilità della nuova normativa, modulata sulle esigenze del lavoro privato, con le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 165/2001, neppure richiamate al co. 6 del nuovo art. 18. Inoltre, la natura fissa e non mobile del rinvio di cui all'art. 51, co. 2, del D.Lgs. n. 165/2001 mostra l'incompatibilità con un automatico recepimento di ogni modifica successiva che incida sulla natura del dipendente licenziato.

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