Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Abbandono del luogo di lavoro: considerazioni sull’incidenza dell’elemento volitivo

28 Giugno 2018 | di Jacopo Ierussi

Cass., sez. lav.

Licenziamento disciplinare

La fattispecie dell’abbandono del posto di lavoro, tipizzata fra le cause di recesso per giusta causa dall'art. 140, comma 2, CCNL per i “Dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata”, presenta una duplice connotazione, una di carattere oggettivo, in base alla quale, dovendosi identificare il concetto di abbandono nel totale distacco dal bene da proteggere, rileva l'intensità dell'inadempimento agli obblighi di sorveglianza, e un’altra di carattere soggettivo, consistente nella coscienza e volontà dell’agente di voler realizzare la condotta incriminata, fatta salva l’eventuale configurabilità di cause scriminanti, restando irrilevante il motivo dell'allontanamento.

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Contratti a termine nella scuola: equiparazione del personale non di ruolo a quello di ruolo per il riconoscimento dell' anzianità di servizio

27 Giugno 2018 | di Giuliana Gianna

Cass., sez. lav.

Lavoro pubblico

Nel settore scolastico, la clausola 4 dell'Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere l'anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato. In tema di retribuzione del personale scolastico, l'art. 53 I. n. 312 del 1980, che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, ex artt. 69, comma 1, e 71, d.lgs. n. 165 del 2001, dal c.c.n.l. 4 agosto 1995 e dai contratti collettivi successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione.

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Licenziamento disciplinare e il principio del “ne bis in idem”

25 Giugno 2018 | di Barbara Fumai

Cass., sez. VI

Licenziamento disciplinare

L'avvenuta irrogazione al dipendente di una sanzione conservativa per condotte di rilevanza penale esclude che, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna per i medesimi fatti, possa essere intimato il licenziamento disciplinare, non essendo consentito, per il principio di consunzione del potere disciplinare, che un'identica condotta sia sanzionata più volte a seguito di una diversa valutazione o configurazione giuridica” (in linea con quanto affermato dalla Corte EDU, sentenza 4 marzo 2014, n. 18640, Grande Stevens ed altri contro Italia, che ha affermato la portata generale, estesa a tutti i rami del diritto, del principio del divieto di “ne bis in idem”).

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Tutela in caso di licenziamento illegittimo per mancato repechage e discrezionalità del giudice nell’applicare la tutela reale attenuata

14 Giugno 2018 | di Luigi Santini

Cass. sez. lav.,

Licenziamento individuale

La verifica del requisito della "manifesta insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento" concerne entrambi i presupposti di legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo e, quindi, sia le ragioni inerenti l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento di essa, sia l'impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore. Pertanto la "manifesta insussistenza" va riferita ad una evidente assenza di detti presupposti, a fronte della quale il giudice può applicare la disciplina di cui all'art 18, comma 4.

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Il reclutamento del personale nelle società a totale partecipazione pubblica

12 Giugno 2018 | di Alessia Giunta

Cass. sez. lav.

Lavoro a tempo determinato

Una volta affermato che per le società a partecipazione pubblica l'esperimento delle procedure concorsuali condiziona la validità del contratto di lavoro, non può che operare il principio secondo cui la regola della concorsualità impedisce la conversione in rapporto a tempo indeterminato del contratto a termine affetto da nullità.

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Inapplicabilità della responsabilità solidale ex art. 29, d.lgs. n. 276 del 2003 al condominio committente

07 Giugno 2018 | di Francesco Meiffret

Tribunale Torino

Appalto

Il condominio è un ente di gestione sprovvisto di personalità giuridica rispetto ai singoli condomini, i quali sono persone fisiche operanti per scopi estranei ad attività imprenditoriali o professionali. Per questo motivo, in base all'art. 29, co, 3-ter del D.Lgs. n. 276/2003, è esclusa la responsabilità solidale tra appaltatore e committente.

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Illegittimo il licenziamento del dirigente per fatti emersi dall'istruttoria ma non contestati

05 Giugno 2018 | di Alessandra Boati

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

Se idonei ad incidere sul vincolo fiduciario, i comportamenti e gli atti di gestione posti in essere in qualità di amministratore di una società controllata possono portare al licenziamento del dirigente, purché siano oggetto di preventiva contestazione disciplinare, in conformità con le garanzie procedimentali dettate dall'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.

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Il tribunale di Roma getta una luce nuova sull'interpretazione della nozione di ramo di azienda

31 Maggio 2018 | di Ilario Alvino

Trib. Roma,

Trasferimento d’azienda

Si configura come trasferimento di ramo di azienda anche la cessione di un gruppo organizzato di lavoratori per fornire un servizio economicamente valutabile, senza che sia necessario dimostrare la comunanza di un know how specialistico, né potendo assumere rilevanza l’eventuale incapacità del ramo a produrre un vero e proprio risultato finale autonomo nell’appalto accedente alla cessione.

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Specificità della contestazione e molestie: rileva anche il contesto nel quale si sono svolti i fatti

29 Maggio 2018 | di Daniela Fargnoli

Cass. sez. lav.,

Contestazioni disciplinari

La contestazione disciplinare deve delineare l'addebito come individuato dal datore di lavoro e tracciare i contorni della condotta ritenuta disciplinarmente rilevante, salva la successiva verifica da parte del giudice dell'idoneità della condotta contestata a costituire giusta causa o giustificato motivo soggettivo di recesso. Devono, dunque, essere fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella loro materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o violazioni.

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Contratto a termine nella PA e contrattazione collettiva: sulla durata del rapporto di lavoro prevale la volontà della seconda

24 Maggio 2018 | di Marta Filippi

Trib. Isernia.,

Lavoro pubblico

In base al principio per cui lex specialis derogat generali, valevole anche nel rapporto con le disposizioni di natura collettiva, laddove l'autonomia privata individui nel contratto a termine un tetto massimo temporale, tra proroghe e rinnovi, differente da quello previsto dalla disciplina legale, la prima prevale sulla volontà normativa.

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