Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Inapplicabilità della disciplina di cui all’art. 230 bis c.c. all’impresa gestita in forma societaria

17 Febbraio 2015 | di Barbara Mastrorilli

Cass. civ. sez. un.

Associazione in partecipazione

L'istituto dell'impresa familiare, di natura residuale rispetto ad ogni altro tipo di rapporto negoziale eventualmente configurabile, è incompatibile con la disciplina delle società di qualunque tipo. La relativa disciplina sussidiaria deve intendersi, dunque, recessiva, nel sistema delle tutele approntato, allorché non valga a riempire un vuoto normativo, stante la presenza di un rapporto tipizzato, dotato di regolamentazione compiuta ed autosufficiente.

Leggi dopo

Ammissibilità del regolamento di giurisdizione proposto nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento, secondo il c.d. rito Fornero

17 Febbraio 2015 | di Luigi Di Paola

Cass. civ. sez. un.

Rito Fornero (legge 92/2012)

È ammissibile il regolamento di giurisdizione proposto nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento, di cui all'art. 1, commi 47 e segg., della legge 28 giugno 2012, n. 92, la quale, pur caratterizzata da sommarietà dell'istruttoria, ha natura semplificata e non cautelare in senso stretto, non riferendosi la sommarietà anche alla cognizione del giudice, né sussistendo un'instabilità dell'ordinanza conclusiva di tale fase, che è idonea al passaggio in giudicato in caso di omessa opposizione

Leggi dopo

Le Sezioni Unite si pronunciano sugli effetti dell’opzione del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione

17 Febbraio 2015 | di Maria Luisa Vallauri

Cass. civ. sez. un.

Rito Fornero (legge 92/2012)

Ove il lavoratore illegittimamente licenziato in regime di tutela c.d. reale – quale è quello, nella specie applicabile ratione temporis, previsto dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, nel testo precedente le modifiche introdotte con la L. 28 giugno 2012, n. 92 – opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 18 cit., comma 5, il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione al datore di lavoro di tale opzione senza che permanga, per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore, né può essere pretesa dal datore di lavoro, alcun obbligo retributivo, con la conseguenza che l’obbligo avente ad oggetto il pagamento di tale indennità è soggetto alla disciplina della mora debendi in caso di inadempimento, o ritardo nell’adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, quale prevista dall’art. 429 c.p.c., comma 3, salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore.

Leggi dopo

Cessione di ramo d’azienda illegittima e mancata riammissione del lavoratore: diritto alle retribuzioni o al risarcimento del danno?

16 Febbraio 2015 | di Enrico Maria D’Onofrio

Cass. sez. lav.

Retribuzione

In caso di dichiarazione di nullità della cessione di ramo di azienda, il cedente, che non provveda al ripristino del rapporto di lavoro, è tenuto a risarcire il danno secondo le ordinarie regole civilistiche, sicché la retribuzione, corrisposta dal cessionario al lavoratore, deve essere detratta dall'ammontare del risarcimento.

Leggi dopo

Licenziamento disciplinare del lavoratore per espressioni non vere contenute in uno scritto difensivo

16 Febbraio 2015 | di Franco Raimondo Boccia

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Non costituisce illecito disciplinare né fattispecie determinativa di danno ingiusto - grazie alla scriminante di cui all'art. 598 c.p., comma 1, avente valenza generale nell'ordinamento – attribuire al proprio datore di lavoro in uno scritto difensivo atti o fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto ed immediato l'oggetto della controversia, ancorché tale scritto contenga, in ipotesi, espressioni sconvenienti od offensive (soggette solo alla disciplina prevista dall'art. 89 c.p.c.)

Leggi dopo

Inidoneità di affermazioni rese dalla parte nel processo a costituire giusta causa di licenziamento. scriminante ex art. 51 c.p.

13 Febbraio 2015 | di Marco Giardetti

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Non costituisce illecito disciplinare né fattispecie determinativa di danno ingiusto - grazie alla scriminante di cui all'art. 598 comma 1 c.p., avente valenza generale nell'ordinamento - attribuire al proprio datore di lavoro in uno scritto difensivo atti o fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto ed immediato l'oggetto della controversia, ancorché tale scritto contenga, in ipotesi, espressioni sconvenienti od offensive, soggette solo alla disciplina prevista dall'art. 89 c.p.c. (nella specie, un dipendente, difendendosi in un giudizio contro un terzo, riferiva espressioni offensive al proprio datore di lavoro, il quale non era parte in causa; la Corte ha escluso la legittimità del licenziamento intimato al lavoratore)

Leggi dopo

Ammissibilità del regolamento di giurisdizione nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento

12 Febbraio 2015 | di Luigi Di Paola

Cass. civ. sez. un.

Rito Fornero (legge 92/2012)

“È ammissibile il regolamento di giurisdizione proposto nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento, di cui all'art. 1, commi 47 e segg., della legge 28 giugno 2012, n. 92, la quale, pur caratterizzata da sommarietà dell'istruttoria, ha natura semplificata e non cautelare in senso stretto, non riferendosi la sommarietà anche alla cognizione del giudice, né sussistendo un'instabilità dell'ordinanza conclusiva di tale fase, che è idonea al passaggio in giudicato in caso di omessa opposizione”.

Leggi dopo

Il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo in presenza di una mera svista del lavoratore

12 Febbraio 2015 | di Antonio Dibitonto

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Non costituisce giusta causa o giustificato motivo di licenziamento una mera svista commessa dal lavoratore nell'espletamento delle proprie mansioni e priva di conseguenze dannose per il datore di lavoro e/o per terzi.

Leggi dopo

Diritto di indizione dell’assemblea a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 231/2013

11 Febbraio 2015 | di Marcello Bonomo

Trib. Roma

Relazioni sindacali

In tema di rappresentatività sindacale, dalla lettura coordinata della legge 20 maggio 1970 n. 300, artt. 19 e 20, si desume che il combinato disposto degli artt. 4 e 5 dell’Accordo Interconfederale del 1993 (istitutivo delle RSU) deve essere interpretato nel senso che il diritto di indire assemblee rientra tra le prerogative attribuite non solo alla RSU considerata collegialmente, ma anche a ciascun componente della RSU stessa, purché questi sia stato eletto nelle liste di un sindacato che, nell’azienda di riferimento, sia, di fatto, dotato di rappresentatività ai sensi dell’art. 19 cit., quale risultante dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 231 del 2013.

Leggi dopo

L’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione estingue il rapporto lavorativo non appena comunicata al datore di lavoro

11 Febbraio 2015 | di Angela Gambardella

Cass. sez. lav.

Licenziamento individuale

Con riferimento al regime previsto dalla L. n. 300 del 1970, art. 18 (nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la L. n. 92 del 2012), l’opzione, ai sensi del comma 5 stesso articolo, per l’indennità sostitutiva della reintegrazione estingue il rapporto lavorativo non appena comunicata al datore di lavoro, senza che debba intervenire il pagamento dell’indennità stessa e senza che permanga alcun obbligo retributivo per il periodo successivo, giacché la prestazione lavorativa non è più dovuta. Ne consegue che, in caso di inadempimento o ritardo nel pagamento della predetta indennità si applica il regime della mora debendi proprio delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, con applicazione dell’art. 429 c.p.c., c. 3, fatta salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore.

Leggi dopo

Pagine