Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Difetto di tempestività della contestazione disciplinare: rimessa alle Sezioni Unite la questione concernente la natura del vizio

07 Giugno 2017 | di Luigi Di Paola

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

È rimessa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite la questione di massima di particolare importanza inerente la natura del vizio del licenziamento intervenuto in forza di contestazione tardiva secondo il sistema dell’art. 18 legge n. 300 del 1970, così come innovato dalla legge n. 92 del 2012.

Leggi dopo

La rendita ai superstiti non indennizza la lesione all’integrità psico-fisica riportata in vita dal lavoratore infortunato

01 Giugno 2017 | di Andrea Rossi

Cass. sez. lav.,

Malattie professionali

Anche dopo la socializzazione del danno biologico, il calcolo della rendita ai superstiti erogata dall’INAIL si effettua senza tener conto della quota di rendita per la lesione all’integrità psico-fisica in sé e per sé considerata percepita in vita dal lavoratore deceduto.

Leggi dopo

Contrattazione collettiva e qualificazione dei diritti di partecipazione sindacale: distinzione degli obblighi e modalità di espletamento

31 Maggio 2017 | di Matteo Verzaro

Cass. sez. lav.

Diritti sindacali

In tema di contrattazione collettiva, laddove una previsione contrattuale esiga entrambi gli adempimenti della informazione e della consultazione, stante il diverso livello di partecipazione insito in ciascuna di tali fasi, più pregnante nella seconda, deve ritenersi che quella dell’informativa debba precedere la fase della vera e propria consultazione e non possa con essa identificarsi, sicché l’assolvimento del primo obbligo non può valere anche per il secondo.

Leggi dopo

Tutele bidirezionali nel trasferimento di ramo d'azienda

26 Maggio 2017 | di Stefano Costantini

Cass. sez. lav.

Trasferimento d’azienda

Elemento costitutivo della cessione di ramo d’azienda, ai sensi dell’art. 2112 c.c., è l’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero la capacità di questo, già al momento dello scorporo dal complesso cedente, di provvedere ad uno scopo produttivo con i propri mezzi e così di svolgere autonomamente dal cedente e senza integrazioni di rilievo da parte del cessionario, il servizio o la funzione cui risultava finalizzato nell’ambito dell’impresa cedente al momento della cessione.

Leggi dopo

Onere della prova della “insussistenza” del fatto materiale

24 Maggio 2017 | di Maria Teresa Crotti

Trib. Lodi

Licenziamento disciplinare

L’onere della prova della legittimità del licenziamento disciplinare è integralmente in capo al datore di lavoro anche in regime di contratto di lavoro cd. a tutele crescenti.

Leggi dopo

Rilevabilità officiosa della nullità del licenziamento: la Cassazione ci ripensa

19 Maggio 2017 | di Luigi Di Paola

Cass. sez. lav.

Impugnazione del licenziamento

La disciplina della invalidità del licenziamento è caratterizzata da specialità, rispetto a quella generale della invalidità negoziale, desumibile dalla previsione di un termine di decadenza per impugnare l’atto espulsivo e di termini perentori per il promovimento della successiva azione in giudizio, che resta circoscritta all’atto e non è idonea a estendere l’oggetto del processo al rapporto, non essendo equiparabile all’azione con la quale si fanno valere diritti autodeterminati. Ne consegue che il giudice non può rilevare di ufficio una ragione di nullità del licenziamento diversa da quella eccepita dalla parte, trovando tale conclusione riscontro nella previsione dell’articolo 18, comma 7, L. n. 300/1970, come modificato dalla L. n. 92/2012, e dell’art. 4, D.Lgs. n. 23/2015, nella parte in cui fanno riferimento alla applicazione delle tutele previste per il licenziamento discriminatorio, quindi affetto da nullità, “sulla base della domanda formulata dal lavoratore.

Leggi dopo

Mancato esperimento del preventivo tentativo obbligatorio di conciliazione e improponibilità della domanda giudiziale

17 Maggio 2017 | di Sara Brambilla

Trib. Bari

Rinunce, transazione e conciliazione

Il preventivo esperimento del tentativo di conciliazione di cui all’art. 80, comma 4, D.Lgs. n. 276/2003, costituisce condizione di proponibilità della domanda. La sua mancanza, quindi, è rilevabile d’ufficio e comporta la definizione della causa con una sentenza (nel caso di specie ordinanza) dichiarativa dell’improponibilità, al pari di quanto avviene in altri procedimenti in cui è imposta la previa fase conciliativa stragiudiziale, come, ad esempio, in materia agraria.

Leggi dopo

La “difficile convivenza" tra giudice del lavoro e giudice del fallimento in caso di impugnazione del licenziamento

12 Maggio 2017 | di Francesco Meiffret

Cass. sez. lav.

Processo del lavoro - primo grado

Ove il lavoratore abbia agito in giudizio chiedendo, con la dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro nei confronti del datore di lavoro dichiarato fallito, permane la competenza funzionale del giudice del lavoro, in quanto la domanda proposta non è configurabile come mero strumento di tutela di diritti patrimoniali da far valere sul patrimonio del fallito, ma si fonda anche sull'interesse del lavoratore a tutelare la sua posizione all'interno dell'impresa fallita, sia per l'eventualità della ripresa dell'attività lavorativa, sia per tutelare i connessi diritti non patrimoniali, estranei all'esigenza della par condicio creditorum.

Leggi dopo

Dirigenza pubblica e responsabilità

10 Maggio 2017 | di Marianna Russo

Cass. sez. lav.

Dirigenti

La responsabilità dirigenziale di cui all’art. 21, D.Lgs. n. 165/2001, ricollegata ad una valutazione negativa dei risultati complessivi raggiunti dall’ufficio al quale il dirigente è preposto e finalizzata alla sua rimozione per inidoneità rispetto alla funzione, non coincide con la responsabilità disciplinare, che presuppone un inadempimento colpevole di obblighi gravanti sul dirigente.

Leggi dopo

Il controllo giudiziale sull’effettività delle ragioni addotte dal datore a fondamento del recesso per GMO

05 Maggio 2017 | di Roberto Lama

Trib. Milano

Licenziamento economico

La motivazione addotta dal datore di lavoro a fondamento della modifica organizzativa disposta, e del conseguente licenziamento per giustificato motivo oggettivo attuato in ragione di quest’ultima, non può ritenersi effettiva ove essa attenga ad una generale crisi aziendale di per sé potenzialmente idonea a giustificare la soppressione di qualsiasi posizione lavorativa interna all’azienda, dovendosi invece poter accertare una correlazione causale diretta ed immediata tra la ragione addotta e la specifica posizione lavorativa soppressa.

Leggi dopo

Pagine