Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata: la mancata richiesta del congedo familiare non prevale sul principio di proporzionalità

10 Aprile 2018 | di Paolo Patrizio

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

In merito alla sussistenza della giusta causa di licenziamento, non può attribuirsi rilievo esclusivo all’inosservanza delle forme previste per conseguire l’autorizzazione alla fruizione del congedo, prescindendo del tutto dalla considerazione dell’effettività e dell’urgenza delle ragioni dell’assenza destinate, viceversa, ad incidere sulla valutazione della consistenza oggettiva e della qualificazione soggettiva della condotta inadempiente.

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L’infortunio in itinere dell’artigiano

06 Aprile 2018 | di Aldo De Matteis

Cass. sez. lav.,

Infortuni sul lavoro

L’infortunio in itinere del titolare di impresa artigiana deve essere considerato come avvenuto in occasione di lavoro tutte le volte che sia in collegamento causale con l’attività aziendale, dovendosi abbandonare la precedente distinzione tra attività esecutiva ed attività imprenditoriale.

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Quali sono i criteri per individuare il sindacato comparativamente più rappresentativo?

04 Aprile 2018 | di Francesco Saverio Giordano

TAR, Lazio

Diritti sindacali

Il concetto di associazioni comparativamente più rappresentative presuppone, diversamente da quello di maggiore rappresentatività, una selezione delle associazioni sindacali, sulla base di una valutazione comparativa della effettiva capacità di rappresentanza di ciascuna di esse. E ciò al fine di commisurare il godimento di determinate prerogative alla effettiva capacità rappresentativa delle organizzazioni soggette al giudizio comparativo.

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L‘insussistenza del giustificato motivo oggettivo di licenziamento e la prova del motivo illecito ex art. 1345 c.c.

29 Marzo 2018 | di Marco Ferraresi

App. Firenze,

Licenziamento individuale

L’irrogazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, manifestamente insussistente, in occasione della ripresa dell’attività lavorativa dopo lungo periodo di sospensione per malattia del prestatore, fa presumere l’esistenza di un motivo illecito del recesso ex art. 1345 c.c.

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Omessa o ritardata fissazione degli obiettivi di retribuzione variabile: finzione di avveramento o responsabilità risarcitoria da inadempimento?

27 Marzo 2018 | di Francesco Pedroni

Corte di app. Milano.,

Retribuzione di produttività

In ipotesi di mancata fissazione degli obiettivi cui il pagamento della retribuzione variabile contrattualmente concordata è subordinato, non trova applicazione l’art. 1359 c.c.. Tale norma riguarda, infatti, la condizione in senso tecnico, ossia un evento futuro e incerto dall’avveramento del quale viene fatta dipendere l’efficacia del negozio giuridico, mentre la fattispecie riguarda un’obbligazione contrattuale accessoria e strumentale per ricevere il premio aziendale annuale. Nel caso in cui il contratto di lavoro o il regolamento aziendale non richieda una particolare formalità di comunicazione degli obiettivi collegati alla retribuzione variabile risulta astrattamente ammissibile una definizione degli obiettivi comunicata verbalmente.

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Malattia professionale indennizzata dall’Inail: i riflessi sul risarcimento del danno non patrimoniale iure proprio e iure hereditatis

22 Marzo 2018 | di Andrea Rossi

Cass. civ.,

Malattie professionali

Dal risarcimento del danno non patrimoniale subito dalla vittima di una malattia professionale si decurtano le somme erogate dall’Inail per indennizzare il medesimo pregiudizio, anche se le stesse vengano corrisposte materialmente ai familiari superstiti a causa del decesso della lavoratrice assicurata. Dal risarcimento del danno non patrimoniale per perdita del rapporto parentale non si decurta la rendita ai superstiti, trattandosi di una prestazione economica che indennizza un pregiudizio di natura patrimoniale.

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Autonomia contrattuale e libertà sindacale: è legittimo il solo vincolo di servizio tra imprenditore e associazione datoriale

20 Marzo 2018 | di Matteo Verzaro

Corte di app. Torino,

CCNL

La sola adesione a strutture territoriali di associazioni datoriali non costituisce adesione a livello nazionale, né implica un mandato o un’adesione all’associazione di categoria, secondo il disposto dello statuto di questa. È pertanto consentito il recesso dal CCNL in quanto il pagamento della quota associativa per la fruizione dei servizi non implica la rappresentanza dell’impresa da parte dell’associazione di categoria.

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Natura e finalità del congedo parentale

15 Marzo 2018 | di Francesco Meiffret

Cass. sez. lav.,

Congedi parentali

Il congedo parentale è un diritto potestativo del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e ha lo scopo di consentirgli il soddisfacimento dei bisogni affettivi e di cura della prole. Costituisce, quindi, abuso del diritto, con conseguente legittimità del licenziamento intimato per giusta causa, l'utilizzo del congedo parentale per finalità estranee all'accudimento di un figlio.

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Sanzioni disciplinari e Corte EDU: rapporto tra procedimento disciplinare e penale e limiti applicativi del ne bis in idem

13 Marzo 2018 | di Sabrina Apa

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Avuto riguardo ai criteri indicati dalla Corte di Strasburgo, richiamati anche nelle pronunce della Corte Costituzionale, deve escludersi che le sanzioni disciplinari inflitte dal datore di lavoro abbiano natura penale ai fini dell’applicazione dell’art. 4 del Protocollo 7 perché il potere disciplinare non è espressione della pretesa punitiva dell’autorità pubblica e, nei rapporti disciplinati dal D.Lgs. n. 165/2001, ha natura privatistica-contrattuale. La sanzione disciplinare, infatti, è strettamente correlata al potere direttivo del datore di lavoro, inteso come potere di conformazione della prestazione alle esigenze organizzative dell’impresa o dell’ente, potere che comprende in sé quello di reagire alle condotte del lavoratore che integrano inadempimento contrattuale. La previsione della sanzione disciplinare non è posta a presidio di interessi primari della collettività, tutelabili erga omnes, né assolve alla funzione preventiva propria della pena, sicché l’interesse che attraverso la sanzione disciplinare si persegue, anche qualora i fatti commessi integrino illecito penale, è sempre quello del datore di lavoro al corretto adempimento delle obbligazioni che scaturiscono dal rapporto.

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Il valore dell'accordo sindacale nei licenziamenti collettivi e il limite del sindacato giudiziale: due ordinanze a confronto

09 Marzo 2018 | di Barbara Fumai

Trib. Roma

Licenziamenti collettivi

Costituisce principio consolidato (e adesso affermato anche dal legislatore con l’art. 30, L. 4 novembre 2010, n. 183) quello secondo cui in materia di licenziamenti collettivi per riduzione di personale, la L. n. 223/1991, nel prevedere agli artt. 4 e 5 la puntuale, completa e cadenzata procedimentalizzazione del provvedimento datoriale di messa in mobilità, ha introdotto un significativo elemento innovativo consistente nel passaggio dal controllo giurisdizionale, esercitato ex post nel precedente assetto ordinamentale, ad un controllo dell’iniziativa imprenditoriale, concernente il ridimensionamento dell’impresa, devoluto ex ante alle organizzazioni sindacali, destinatarie di incisivi poteri di informazione e consultazione secondo una metodica già collaudata in materia di trasferimenti di azienda. I residui spazi di controllo devoluti al giudice in sede contenziosa non riguardano più, quindi, gli specifici motivi della riduzione del personale (a differenza di quanto accade in relazione ai licenziamenti per giustificato motivo obiettivo) ma la correttezza procedurale dell’operazione, ivi compresa la sussistenza dell’imprescindibile nesso causale tra il progettato ridimensionamento e i singoli provvedimenti di recesso.

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