Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Diritto di indizione dell’assemblea a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 231/2013

11 Febbraio 2015 | di Marcello Bonomo

Trib. Roma

Relazioni sindacali

In tema di rappresentatività sindacale, dalla lettura coordinata della legge 20 maggio 1970 n. 300, artt. 19 e 20, si desume che il combinato disposto degli artt. 4 e 5 dell’Accordo Interconfederale del 1993 (istitutivo delle RSU) deve essere interpretato nel senso che il diritto di indire assemblee rientra tra le prerogative attribuite non solo alla RSU considerata collegialmente, ma anche a ciascun componente della RSU stessa, purché questi sia stato eletto nelle liste di un sindacato che, nell’azienda di riferimento, sia, di fatto, dotato di rappresentatività ai sensi dell’art. 19 cit., quale risultante dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 231 del 2013.

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L’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione estingue il rapporto lavorativo non appena comunicata al datore di lavoro

11 Febbraio 2015 | di Angela Gambardella

Cass. sez. lav.

Licenziamento individuale

Con riferimento al regime previsto dalla L. n. 300 del 1970, art. 18 (nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la L. n. 92 del 2012), l’opzione, ai sensi del comma 5 stesso articolo, per l’indennità sostitutiva della reintegrazione estingue il rapporto lavorativo non appena comunicata al datore di lavoro, senza che debba intervenire il pagamento dell’indennità stessa e senza che permanga alcun obbligo retributivo per il periodo successivo, giacché la prestazione lavorativa non è più dovuta. Ne consegue che, in caso di inadempimento o ritardo nel pagamento della predetta indennità si applica il regime della mora debendi proprio delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, con applicazione dell’art. 429 c.p.c., c. 3, fatta salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore.

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Rimanere in servizio fino al compimento del 70° anno di età, la parola alle S.U.

09 Febbraio 2015 | di Luigi Santini

Cass. sez. lav.

Pensioni

Deve essere rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione la questione se i giornalisti dipendenti in possesso dei requisiti assicurativi e contributivi per la pensione di vecchiaia, abbiano o meno diritto a proseguire il lavoro sino al 70° anno di età in base all'art. 24, co. quarto del D.L. n. 201/2011, convertito nella legge n. 214/2011

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Rilevanza della condotta extra lavorativa e ammissibilità di accertamenti non sanitari a mezzo di agenzia investigativa

09 Febbraio 2015 | di Barbara Fumai

Cass. sez. lav.

Licenziamento individuale

Non contrasta con gli artt. 5 e 8 della L. n. 300 del 1970 la condotta del datore di lavoro che si rivolga ad una agenzia investigativa al fine di verificare l’attendibilità della certificazione medica inviata dal lavoratore, posto che gli accertamenti di carattere sanitario possono essere contestati anche valorizzando ogni circostanza di fatto, pur non risultante da un accertamento di tipo sanitario, quando ciò sia necessario a dimostrare l’insussistenza o la non idoneità della malattia a determinare uno stato di incapacità lavorativa.

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Ammissibilità (e limiti) del regolamento di competenza nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento

03 Febbraio 2015 | di Luigi Di Paola

Cass. civ. sez. un.

Impugnazione del licenziamento

“È ammissibile il regolamento di competenza con riguardo ad una pronuncia sulla litispendenza emessa nella fase sommaria del rito cosiddetto Fornero ex art. 1, commi 47 e ss, della legge 28 giugno 2012, n. 92, atteso il carattere solo eventuale della fase a cognizione piena e l'idoneità al passaggio in giudicato dell'ordinanza conclusiva della fase sommaria in caso di omessa opposizione, sicché è necessario che il giudice ammetta ed esamini la questione di rito”.

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Licenziamento del lavoratore assistito da tutela reale e regime dei contributi in caso di reintegrazione

28 Gennaio 2015 | di Glauco Zaccardi

Cass. civ. sez. un.

Contributi previdenziali

In caso di ordine di reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, emesso dal giudice ai sensi della L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, nel testo precedente la riforma di cui alla L. 28 giugno 2012, n. 92, si applicano, per il periodo fino all’ordine di reintegra, qualora il licenziamento sia stato dichiarato inesistente o nullo, le sanzioni civili previste dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116, comma 8, per l'ipotesi dell'omissione contributiva.

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Esercizio del diritto di opzione e ritardato pagamento della relativa indennità

28 Gennaio 2015 | di Marco Giardetti

Cass. civ. sez. un.

Licenziamento individuale

Ove il lavoratore illegittimamente licenziato in regime di c.d. tutela reale opti per l'indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dal quinto comma dell' art. 18, il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione al datore di lavoro di tale opzione

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La decadenza dall’impugnativa giudiziale ed il decreto Milleproroghe

28 Gennaio 2015 | di Marco Conti

Cass. sez. lav.

Impugnazione del licenziamento

“L'art. 32, comma 1 bis, della legge 4 novembre 2010, n. 183, introdotto dal d.l. 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, nel prevedere "in sede di prima applicazione" il differimento al 31 dicembre 2011 dell'entrata in vigore delle disposizioni relative al termine di sessanta giorni per l'impugnazione del licenziamento, riguarda tutti gli ambiti di novità di cui al novellato articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e dunque non solo l'estensione dell'onere di impugnativa stragiudiziale ad ipotesi in precedenza non contemplate, ma anche l'inefficacia di tale impugnativa

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Restare a lavoro sino a 70 anni: diritto potestativo o aspettativa di fatto?

26 Gennaio 2015 | di Enrico Maria D’Onofrio

App. Roma

Pensioni

“L’art. 24, comma quarto, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214 non prevede un diritto potestativo del lavoratore di restare a lavoro sino al raggiungimento del settantesimo anno di età, atteso che il prolungamento del rapporto di lavoro viene configurato dal legislatore soltanto come obiettivo oggetto di incentivazione, presupponendo quindi pur sempre un accordo tra le parti, in mancanza del quale opera il limite generale dei requisiti minimi per l’accesso alla pensione di vecchiaia previsto dai rispettivi ordinamenti”.

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Somministrazione di lavoro a tempo determinato: presupposti sostanziali e conseguenze sanzionatorie a confronto con la disciplina del contratto a termine

26 Gennaio 2015 | di Marcello Bonomo

Cass. sez. lav.

Somministrazione di lavoro

In tema di somministrazione di lavoro, la causale giustificativa indicata in «punte di intensa attività derivanti dalla acquisizione di commesse che prevedono inserimento in reparto produttivo» è assistita da un grado di specificità sufficiente a soddisfare il requisito di forma sancito dall’art. 21, 1º comma, lett. c), d.leg. 9 ottobre 2003 n. 276, fermo restando l’onere per l’utilizzatore di fornire la prova dell’effettiva esistenza delle ragioni giustificative in caso di contestazione”.

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