Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Enti privati in controllo pubblico: conseguenze sanzionatorie per accertata illegittimità dei contratti di lavoro flessibile

22 Giugno 2017 | di Angela Gambardella

Trib. Roma,

Lavoro pubblico

Dall’art. 18, D.L. n. 112 del 2008, si ricava che un’associazione riconosciuta, dotata di personalità giuridica, sottoposta al controllo e alla vigilanza della pubblica amministrazione è tenuta a rispettare il principio del concorso pubblico ed aperto, previsto dall’art. 97 Cost.

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Età pensionabile dei tersicorei e discriminazione di genere: la parola alla Corte di Giustizia

15 Giugno 2017 | di Marianna Russo

Cass. sez. lav.,

Atti discriminatori

L’art. 3, comma 7, D.L. n. 64/2010, conv. dalla L. n. 100/2010, sull’età pensionabile dei tersicorei, stante lo specifico e caratterizzante riferimento al sesso e all’età, potrebbe porsi in contrasto con il principio di non discriminazione sancito dagli artt. 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché con l’art. 157 TFUE e con la Direttiva 2006/54/CE. Alla luce di ciò è opportuno il rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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Il bilanciamento tra l’identità religiosa del lavoratore e le ragioni di neutralità dell’impresa

09 Giugno 2017 | di Sabrina Apa

Corte di Giustizia U.E.

Atti discriminatori

L’art. 2, par. 2, lett. a), della Direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretato nel senso che il divieto di indossare un velo islamico, derivante da una norma interna di un’impresa privata che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro, non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali ai sensi di tale Direttiva. Siffatta norma interna di un’impresa privata può invece costituire una discriminazione indiretta ai sensi dell’art. 2, par. 2, lett. b), della Direttiva 2000/78/CE, qualora venga dimostrato che l’obbligo apparentemente neutro da essa previsto comporta, di fatto, un particolare svantaggio per le persone che aderiscono ad una determinata religione o ideologia, a meno che esso sia oggettivamente giustificato da una finalità legittima, come il perseguimento, da parte del datore di lavoro, di una politica di neutralità filosofica e religiosa nei rapporti con i clienti, e che i mezzi impiegati per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari, circostanza, questa, che spetta al giudice del rinvio verificare

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Difetto di tempestività della contestazione disciplinare: rimessa alle Sezioni Unite la questione concernente la natura del vizio

07 Giugno 2017 | di Luigi Di Paola

Cass. sez. lav.,

Licenziamento disciplinare

È rimessa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite la questione di massima di particolare importanza inerente la natura del vizio del licenziamento intervenuto in forza di contestazione tardiva secondo il sistema dell’art. 18 legge n. 300 del 1970, così come innovato dalla legge n. 92 del 2012.

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La rendita ai superstiti non indennizza la lesione all’integrità psico-fisica riportata in vita dal lavoratore infortunato

01 Giugno 2017 | di Andrea Rossi

Cass. sez. lav.,

Malattie professionali

Anche dopo la socializzazione del danno biologico, il calcolo della rendita ai superstiti erogata dall’INAIL si effettua senza tener conto della quota di rendita per la lesione all’integrità psico-fisica in sé e per sé considerata percepita in vita dal lavoratore deceduto.

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Contrattazione collettiva e qualificazione dei diritti di partecipazione sindacale: distinzione degli obblighi e modalità di espletamento

31 Maggio 2017 | di Matteo Verzaro

Cass. sez. lav.

Diritti sindacali

In tema di contrattazione collettiva, laddove una previsione contrattuale esiga entrambi gli adempimenti della informazione e della consultazione, stante il diverso livello di partecipazione insito in ciascuna di tali fasi, più pregnante nella seconda, deve ritenersi che quella dell’informativa debba precedere la fase della vera e propria consultazione e non possa con essa identificarsi, sicché l’assolvimento del primo obbligo non può valere anche per il secondo.

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Tutele bidirezionali nel trasferimento di ramo d'azienda

26 Maggio 2017 | di Stefano Costantini

Cass. sez. lav.

Trasferimento d’azienda

Elemento costitutivo della cessione di ramo d’azienda, ai sensi dell’art. 2112 c.c., è l’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero la capacità di questo, già al momento dello scorporo dal complesso cedente, di provvedere ad uno scopo produttivo con i propri mezzi e così di svolgere autonomamente dal cedente e senza integrazioni di rilievo da parte del cessionario, il servizio o la funzione cui risultava finalizzato nell’ambito dell’impresa cedente al momento della cessione.

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Onere della prova della “insussistenza” del fatto materiale

24 Maggio 2017 | di Maria Teresa Crotti

Trib. Lodi

Licenziamento disciplinare

L’onere della prova della legittimità del licenziamento disciplinare è integralmente in capo al datore di lavoro anche in regime di contratto di lavoro cd. a tutele crescenti.

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Rilevabilità officiosa della nullità del licenziamento: la Cassazione ci ripensa

19 Maggio 2017 | di Luigi Di Paola

Cass. sez. lav.

Impugnazione del licenziamento

La disciplina della invalidità del licenziamento è caratterizzata da specialità, rispetto a quella generale della invalidità negoziale, desumibile dalla previsione di un termine di decadenza per impugnare l’atto espulsivo e di termini perentori per il promovimento della successiva azione in giudizio, che resta circoscritta all’atto e non è idonea a estendere l’oggetto del processo al rapporto, non essendo equiparabile all’azione con la quale si fanno valere diritti autodeterminati. Ne consegue che il giudice non può rilevare di ufficio una ragione di nullità del licenziamento diversa da quella eccepita dalla parte, trovando tale conclusione riscontro nella previsione dell’articolo 18, comma 7, L. n. 300/1970, come modificato dalla L. n. 92/2012, e dell’art. 4, D.Lgs. n. 23/2015, nella parte in cui fanno riferimento alla applicazione delle tutele previste per il licenziamento discriminatorio, quindi affetto da nullità, “sulla base della domanda formulata dal lavoratore.

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Mancato esperimento del preventivo tentativo obbligatorio di conciliazione e improponibilità della domanda giudiziale

17 Maggio 2017 | di Sara Brambilla

Trib. Bari

Rinunce, transazione e conciliazione

Il preventivo esperimento del tentativo di conciliazione di cui all’art. 80, comma 4, D.Lgs. n. 276/2003, costituisce condizione di proponibilità della domanda. La sua mancanza, quindi, è rilevabile d’ufficio e comporta la definizione della causa con una sentenza (nel caso di specie ordinanza) dichiarativa dell’improponibilità, al pari di quanto avviene in altri procedimenti in cui è imposta la previa fase conciliativa stragiudiziale, come, ad esempio, in materia agraria.

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