Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Riconoscimento in Cassazione dello ius superveniens retroattivo: il via libera delle Sezioni Unite

17 Febbraio 2017 | di Maddalena Ciccone

Cass. S.U.

Processo del lavoro - Ricorso per Cassazione

È ammissibile il ricorso per Cassazione per violazione di legge sopravvenuta dotata di efficacia retroattiva. Il ricorso incontra, tuttavia, il limite del giudicato, salvo che la sentenza si componga di più parti, connesse tra loro in modo che l’accoglimento dell’impugnazione della parte principale determini la caducazione anche della parte dipendente, pur in assenza d’impugnazione specifica di quest’ultima.

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Determinazione della base retributiva imponibile ai fini contributivo-previdenziali per i lavoratori impiegati all’estero

15 Febbraio 2017 | di Gabriele Livi

Cass. sez. lav.

Lavoratori all'estero

Ai fini dell’individuazione della base imponibile per la determinazione dei contributi previdenziali dovuti in relazione alla posizione di lavoratori italiani che prestano attività lavorativa all’estero in Paesi Convenzionati, deve aversi riguardo alla retribuzione effettivamente corrisposta e non alle retribuzioni convenzionali individuate con i D.M. richiamati dall’art. 4, comma 1, D.L. n. 317/1987 (L. n. 398/1987), non essendo applicabile il comma 8-bis dell’art. 48, DPR n. 917/1986 (attualmente art. 51), introdotto dall’art. 36, comma 1, L. n. 342/ 2000, che opera esclusivamente a fini fiscali e non incide sulla determinazione della retribuzione imponibile a fini contributivi.

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Usura psicofisica da lavoro prestato oltre il sesto giorno: considerazioni in tema di trattamento economico

10 Febbraio 2017 | di Davide Rizzuti

Cass. sez. lav.

Ferie e riposi

In tema di lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, occorre tenere distinto il danno da usura psicofisica, conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro, dall'eventuale ulteriore danno biologico, che invece si concretizza in un'infermità determinata da una continua attività lavorativa non seguita da riposi settimanali. Nella prima evenienza, il danno può essere presunto sull'an; il relativo quantum è indennizzabile mediante ricorso a maggiorazioni o compensi previsti dal contratto collettivo o individuale per altre voci retributive.

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Il giustificato motivo oggettivo sussiste anche quando le mansioni vengono ripartite fra il personale in servizio

08 Febbraio 2017 | di Barbara Fumai

Cass. sez. lav.

Licenziamento economico

Può costituire giustificato motivo oggettivo di licenziamento ai sensi della L. n. 604/1966, articolo 3, anche soltanto una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio, attuata a fini di più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, certe mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale fa emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente. In tale ultima evenienza, il diritto del datore di lavoro di ripartire diversamente determinate mansioni fra più dipendenti non deve far perdere di vista la necessità di verificare il rapporto di congruità causale fra la scelta imprenditoriale e il licenziamento, nel senso che non basta che i compiti un tempo espletati dal lavoratore licenziato risultino essere stati distribuiti ad altri, ma è necessario che tale riassetto sia all’origine del licenziamento anziché costituirne mero effetto di risulta.

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Carenza della valutazione dei rischi e illegittimità dei contratti di somministrazione

03 Febbraio 2017 | di Gianpiero Belligoli

Cass. sez. lav.

Somministrazione di lavoro

Qualora sia applicabile, ratione temporis, il disposto di cui all’art. 20, comma 5, del D.Lgs. n. 276/2003, è vietato per le imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626 stipulare contratti di somministrazione.

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Licenziamento disciplinare: omessa contestazione dell’infrazione in violazione dell’art. 7 St. Lav. e tutela reintegratoria “attenuata”

01 Febbraio 2017 | di Luigi Di Paola

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Il radicale difetto di contestazione dell’infrazione, determinando l’inesistenza della procedura disciplinare e non solo la violazione delle norme che la regolano, comporta l’applicazione della tutela reintegratoria di cui all’art. 18, comma 4, St. Lav., prevista in caso di accertata insussistenza del fatto contestato e non semplicemente addebitato.

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Obbligo di repêchage per mansioni inferiori?

27 Gennaio 2017 | di Roberto Spagnuolo

Cass. sez. lav.

Licenziamento individuale

In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’obbligo di repêchage a carico del datore di lavoro deve estendersi alla verifica della possibilità di adibizione del lavoratore a mansioni inferiori a quelle precedentemente svolte, con il consenso del medesimo.

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Eccessiva morbilità del lavoratore: illegittimità del licenziamento per giusta causa

25 Gennaio 2017 | di Maria Chiara Costabile

Trib. Milano

Malattia

Va disposta la reintegrazione del lavoratore, assoggettato alla disciplina del contratto a tutele crescenti, licenziato per giusta causa ex art. 2119 c.c. in relazione all'asserita interruzione del rapporto fiduciario conseguente il protratto periodo di malattia in caso di mancata costituzione di parte datoriale, comportante il mancato assolvimento dell’onere probatorio.

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Cambio di appalto, assunzione dei dipendenti da parte del nuovo appaltatore e condizioni per l’applicazione dell’art. 2112 c.c.

19 Gennaio 2017 | di Ilario Alvino

Cass. sez. lav.

Trasferimento d’azienda

Ai sensi dell’art. 29, 3 comma, D.Lgs. n. 276/2003, non costituisce trasferimento d’azienda ai sensi dell’art. 2112 c.c. la mera assunzione dei lavoratori in caso di cambio del soggetto appaltatore (in esecuzione d’una c.d. clausola sociale prevista dalla contrattazione collettiva o dalla legge), a meno che la stessa non si accompagni alla cessione dell’azienda o di un suo ramo autonomo intesa come passaggio di beni di non trascurabile entità, tali da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa (fattispecie precedente alle modifiche apportate all’art. 29, D.Lgs. n. 276/2003 dall’art. 30, L.n. 122/2016)”.

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Art. 18 post riforma Fornero: i confini della reintegrazione nel licenziamento collettivo illegittimo

18 Gennaio 2017 | di Andrea Melchiorri

Cass. sez. lav.

Licenziamenti collettivi

L’incompletezza della comunicazione finale del procedimento di licenziamento collettivo di cui all’art. 4, comma 9, della Legge 23 luglio 1991, n. 223, costituisce una “violazione delle procedure” previste dalla Legge citata e, pertanto, dà luogo alla tutela dell’indennizzo economico prevista dal terzo periodo dell’art. 18, comma 7, della Legge 20 maggio 1970, n. 300 e non alla tutela della reintegrazione nel posto di lavoro prevista in caso violazione dei criteri di scelta.

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