Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Il principio di proporzionalità nell'accertamento giudiziale della legittimità del licenziamento disciplinare

10 Agosto 2016 | di Elvira Sessa

Cass. sez. lav.

Licenziamento disciplinare

Ove sia in contestazione la legittimità di un licenziamento disciplinare, il giudice, dopo aver in primo luogo accertata la sussistenza del fatto addebitato, è tenuto a valutare, anche d'ufficio, la proporzionalità tra l'infrazione contestata e la sanzione espulsiva inflitta, posto che il giudizio di proporzionalità è inscindibile da quello relativo alla sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo soggettivo di licenziamento. Diversamente risulterebbe interrotta la sequenza logica: “fatto → norma → effetto giuridico” attraverso la quale si afferma l'esistenza di un fatto sussumibile sotto una norma che ad esso ricolleghi un dato effetto giuridico.

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Insussistenza del fatto non rilevante disciplinarmente nel licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo

03 Agosto 2016 | di Gaetano Giannì

Trib. Torino

Licenziamento disciplinare

In caso di licenziamento disciplinare, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla reintegrazione ai sensi dell'art. 18, quarto comma, legge 300/1970. È irrilevante il fatto qualora non sarebbe giustificata alcuna sanzione disciplinare.

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Trasferimento d'azienda e appalti labour intensive

29 Luglio 2016 | di Daniela Bracci

Cass. sez. lav.

Appalto

È configurabile il trasferimento di un ramo d'azienda pure nel caso in cui la cessione abbia ad oggetto anche solo un gruppo di dipendenti dotati di particolari competenze, che siano stabilmente coordinati ed organizzati tra loro, così da rendere le loro attività interagenti ed idonee a tradursi in beni e servizi ben individuabili; in presenza di detti elementi si realizza, pertanto, una successione legale del contratto di lavoro - e non un'ipotesi di mera cessione – che non abbisogna del consenso del contraente ceduto ex art. 1406 c.c.

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La discriminazione al momento della costituzione del rapporto di lavoro

27 Luglio 2016 | di Marco Proietti

Appello Milano

Atti discriminatori

Ai sensi degli artt. 2 e 3, D.lgs. 216/2003, è discriminatorio il comportamento del datore di lavoro (in quanto contrario ai principi di proporzionalità e ragionevolezza nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa) il quale, nella fase antecedente all'assunzione di un lavoratore, stabilisca criteri di selezione caratterizzanti una discriminazione diretta o indiretta della libertà religiosa di ogni singolo individuo.

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Legittimità del licenziamento per giusta causa intimato per insulti rivolti al superiore gerarchico

20 Luglio 2016 | di Valerio Berti

Cass. sez. lav.

Licenziamento individuale

La nozione di insubordinazione non può essere limitata al rifiuto di adempiere alle disposizioni impartite dai superiori, ma si estende a qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicarne l'esecuzione nel quadro dell'organizzazione aziendale. La critica rivolta ai superiori con modalità esorbitanti dall'obbligo di correttezza formale dei toni e dei contenuti, oltre a contravvenire alle esigenze di tutela della persona umana di cui all'art. 2 Cost., può essere di per sé suscettibile di arrecare pregiudizio all'organizzazione aziendale, dal momento che l'efficienza di quest'ultima riposa in ultima analisi sull'autorevolezza di cui godono i suoi dirigenti, ed essa non può non ricevere pregiudizio allorché il lavoratore, con toni ingiuriosi, attribuisca ai superiori qualità manifestamente disonorevoli.

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L'assemblea dei soci può revocare ad nutum l'amministratore

15 Luglio 2016 | di Antonio Dibitonto

Cass. civ., sez. I

Dirigenti

L'assenza di giusta causa non determina l'invalidità della delibera ma fa sorgere il diritto dell'amministratore revocato al risarcimento (per il caso di amministratore nominato a tempo determinato) ovvero al congruo preavviso (per il caso di amministratore nominato a tempo indeterminato).

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Estorsione e responsabilità penale del datore: una possibile forma di tutela del mobbing verticale?

12 Luglio 2016 | di Sabrina Apa

Cass. pen., sez. II

Mobbing

Integra il reato di estorsione anche la condotta del datore di lavoro che, anteriormente alla conclusione del contratto, impone al lavoratore ovvero induce il lavoratore ad accettare condizioni contrarie alla legge ponendolo nell'alternativa di accettare quanto richiesto ovvero di subire il male minacciato.

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Applicabilità dell'art. 18, come modificato dalla legge n. 92/2012 ai licenziamenti intimati dalla P.A.

08 Luglio 2016 | di Giovanni Mimmo

Cass. sez. lav.

Lavoro pubblico

Sino all'intervento normativo di armonizzazione della disciplina del pubblico impiego con le disposizioni previste per l'impiego privato dalla legge 28 giugno 2012 n. 92 contenuto nei commi 7 e 8 dell'art. 1 della medesima legge, non si estendono ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni le modifiche apportate all'art. 18 della legge 20 maggio 1970 n. 300 da parte della stessa legge n. 92 del 2012, con la conseguenza che la tutela da riconoscere a detti dipendenti in caso di licenziamento illegittimo resta quella assicurata dalla previgente formulazione della norma.

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Annullabilità dell'accordo transattivo di risoluzione del rapporto con incentivazione all'esodo e principio di presupposizione

07 Luglio 2016 | di Francesca Chietera

Tribunale Nuoro

Rinunce, transazione e conciliazione

La modifica normativa in tema di accesso ai requisiti pensionistici avvenuta successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro con incentivazione all'esodo non è idonea, in applicazione della cd. “presupposizione”, ad invalidare l'accordo di risoluzione del rapporto di lavoro con incentivazione e l'impugnativa di quest'ultimo si sottrae all'ambito di applicazione dell'art. 2113 c.c.

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Decadenza dell'azione di regresso e sentenza penale dibattimentale di prescrizione del reato

01 Luglio 2016 | di Andrea Rossi

Cass. sez. lav.

Prescrizione e decadenze

In tema di infortunio sul lavoro per il quale sia stata esercitata l'azione penale, ove il relativo processo si sia concluso in sede dibattimentale con sentenza di proscioglimento per essere il reato estinto per prescrizione, il termine triennale di decadenza previsto per l'esercizio dell'azione di regresso da parte dell'INAIL inizia a decorrere dalla data del passaggio in giudicato della sentenza penale e non dalla sua mera emanazione.

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