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Credito del lavoratore per differenze retributive, corretto liquidare l’importo lordo

L’accertamento e la liquidazione del credito pecuniario del lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali.

Le eventuali detrazioni, infatti, riguardano il diverso e successivo momento del pagamento di tale credito.

Così la Cassazione con sentenza n. 18477, depositata il 1° settembre u.s..

 

Il caso

Il datore di lavoro proponeva opposizione al precetto azionato dal creditore per ottenere il pagamento degli importi dovuti, e non tempestivamente corrisposti, in virtù del rapporto di lavoro.

La Corte d’Appello, riformando la sentenza del Tribunale, riteneva che il lavoratore avesse correttamente proceduto per la somma indicata nel titolo esecutivo, che non teneva conto di quanto versato dal debitore all’Erario ed all’INPS.

Il datore di lavoro ricorreva il Cassazione.

 

Il principio

La Suprema Corte riafferma il principio secondo cui l’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali gravanti sul lavoratore (cfr. Cass. n. 19790/2011, Cass. n. 3525/2013, Cass. n. 21010/2013).

 

Gli Ermellini sottolineano, infatti, che le ritenute fiscali non possono essere detratte dal debito per differenze retributive poiché la determinazione di tali ritenute non attiene al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, ma a quello tributario tra contribuente ed Erario e dovranno essere pagate dal lavoratore dopo l’effettivo pagamento del credito.

A parere della Cassazione, inoltre, le stesse sentenze richiamate dal debitore si inseriscono in questo orientamento differenziando il momento della fase esecutiva, che viene legittimamente azionata per l’importo lordo del credito, e il momento dell’effettivo pagamento, quando si dovrà quantificare (secondo il criterio di cassa e non di competenza) l’aliquota contributiva facente carico al lavoratore (cfr. Cass. n. 1854/2008, Cass. n. 9198/2000).

 

Per quanto riguarda, in particolare, le ritenute previdenziali nel caso di specie, la Suprema Corte ritiene possibile pervenire ad una soluzione a prescindere dai diversi orientamenti giurisprudenziali: l’art. 19, L. n. 218/1952 limita il diritto di ritenuta del datore di lavoro al solo caso di tempestivo pagamento della contribuzione a carico del dipendente, escludendo la decurtazione dalla retribuzione dovuta in ogni caso di pagamento parziale o ritardato dei contributi, ivi compresa, quindi, l’ipotesi in cui ad essere pagati in ritardo siano insieme la retribuzione ed i contributi ad essa riferiti.

 

Per questi motivi, la Corte rigetta il ricorso.

Rimane impregiudicato il diritto di rivalsa del datore di lavoro che potrà, in un secondo momento, agire al fine di ottenere il recupero dei contributi a carico del dipendente.

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